Cominciamo col dire che l'idea che la Costituzione possa essere ritoccata e che in particolare il bicameralismo possa essere superato, è un assunto che nessuno mette in dubbio. Soprattutto non può non piacere l'idea di diminuire il numero dei senatori o quella di abolire un ente inutile come il CNEL.

Ma il cittadino avveduto deve saper riconoscere il vero succo di una proposta dagli specchietti per le allodole a cui sono avvezzi i politici di tutto il mondo e di tutti i tempi.

Abbiamo una Costituzione che è stata d'esempio a tutte le successive nel panorama mondiale, che è stata il frutto del confronto costruttivo tra anime politiche profondamente diverse e che ha avuto la capacità di creare un sofisticato sistema di pesi e contrappesi per bilanciare i vari Poteri e per garantire una democrazia duratura.

Oggi, vogliono stravolgere 36 (o meglio 47) articoli su 139 di questa Costituzione, dicendoci che è per il nostro bene, perché così si taglieranno gli sprechi e si agevolerà il processo legislativo, ritenuto lento e macchinoso.
Però, la riforma che dovrebbe favorire questo cambiamento epocale, non è stata concepita in Parlamento, con la collaborazione di tutte le parti, ma dagli accordi tra il gruppo di Renzi e gli ex(?) berlusconiani di Alfano e Verdini, per essere imposta alle Camere a colpi di maggioranza. Maggioranza che tra l'altro non esiste nel paese ma solo in Parlamento, grazie al premio dato alla coalizione PD-SEL dal Porcellum (dichiarato poi incostituzionale) e dai suddetti parlamentari prestati da Berlusconi a Renzi, per consentirgli di arrivare alla fine della legislatura. Nonostante i tre passaggi alla Camera e i tre al Senato, il ddl si è discostato pochissimo dall'impostazione iniziale, a riprova che chi l'ha promosso non l'ha portato alle camere per discuterlo, ma per sottoscriverlo. È una riforma che a differenza del testo originale non sta contribuendo alla coesione nazionale ma a una vera e propria "guerra civile fredda".

Ma aldilà dei modi e della legittimazione, proviamo ad analizzarla nel merito, che a volte il fine giustifica i mezzi...

Il Senato passerebbe da 315 senatori eletti dal popolo, a 95 nominati tra rappresentanti del territorio, (con un sistema che non viene specificato dal testo, ma rimandato a leggi ordinarie e quindi facilmente modificabile), più 5 nominati con mandato settennale dal Presidente della Repubblica. Ed è evidente come su così pochi componenti, in caso di disaccordo, peserebbero come macigni i 5 di nomina presidenziale...
Non vi sarebbe più alcun senatore in rappresentanza degli italiani all'estero, anche se, nelle sue epistole, Renzi si è scordato di avvertirli.

Capire esattamente come saranno ripartite le competenze dei due rami del Parlamento è una sfida da provare, leggendo il testo dell'art.70 della "nuova riforma organizzata". A differenza dell'originale che è chiarissimo, qui non si capisce un cazzo di niente. Addirittura i giuristi non riescono a mettersi d'accordo se con il nuovo testo le modalità di approvazione delle leggi passerebbero da una, a sette o addirittura a 12!!! Ed è già prevista una pioggia di ricorsi alla Corte Costituzionale che, nei casi dubbiosi, dovrà decidere, di volta in volta, di chi sarà la competenza. E si sa che nella melma festeggiano i porci.
Se è vero che per le leggi ordinarie non ci sarebbe più un bicameralismo paritario, è altrettanto vero che il Senato modificato continuerebbe a esercitare, in concorrenza con la Camera, la funzione legislativa per quanto concerne tutta una lunga serie di leggi: da quelle costituzionali a quelle relative all'ordinamento e alle elezioni dei Comuni e delle Città metropolitane; dalle leggi che riguardano l'attuazione delle normative europee a quelle relative ai casi di ineleggibilità e di incompatibilità dei senatori; Dalla legge elettorale del Senato alle leggi di ratifica dei trattati dell'Unione Europea; da eccetera a ecc...ecc...
Ciò vuol dire che se domani dovesse vincere le elezioni politiche il Movimento 5 Stelle, questo non potrebbe mettere mano ad alcuna riforma costituzionale o riguardante i trattati internazionali, giacché la sua rappresentanza negli enti locali è minima. Non avrebbe, invece, problemi il PD, che con la sua struttura collaudata e capillare è ben radicato e candidato in tutti i territori.

In ogni caso, con queste modifiche, il tanto sbandierato risparmio per le casse dello Stato sarebbe di circa 40 milioni, praticamente circa quanto prende il PD di rimborsi, ogni volta che c'è una tornata elettorale e meno della metà del cartellino di Higuain. Ma se l'obiettivo era quello di risparmiare non si potevano dimezzare gli stipendi dei parlamentari? O magari dimezzare deputati e senatori lasciando però che continuassimo a sceglierli noi umili cittadini? Oppure non avrebbero potuto semplicemente abolire del tutto il Senato? Eh no, se dici queste cose, sei un ignorante populista!

Il Governo avrà molto più potere, soprattutto se si combina questa riforma costituzionale con quella elettorale già pronta (ma divenuta modificabile da quando si sono accorti che rischierebbe di vincere i 5 Stelle). Questa assegnerebbe il 54% dei seggi alla Camera, e dunque il governo, al partito che prende più voti, anche se questo rappresentasse, per esempio, soltanto il 30% degli elettori. Ma lo strapotere ingiustificato non finirebbe qui. L'art. 72 della riforma prevede addirittura che i disegni di legge del governo dovranno essere approvati entro 70 giorni, mentre non sono previste scorciatoie per gli altri tipi di proposta di legge, neanche quelle di iniziativa popolare che necessiteranno non più di 50.000 firme, ma di 150.000.
In questo modo l'iniziativa legislativa del governo diverrebbe sempre più "urgente" delle altre.
Anche le nomina del Presidente della Repubblica e dei componenti "laici" del CSM, in quota al Parlamento, rischiano di diventare una prerogativa del Governo, data la maggioranza schiacciante di cui godrebbe.
Vien da chiedersi cosa potrà, dunque, fare l'opposizione, visto che già al momento, tra tagliole e fiducie varie sembra sempre più relegata al ruolo di spettatrice impotente. Eppure mi pare che Articolo 1 della Costituzione parli di Repubblica parlamentare...

Fatto sta che dei pericoli di questa riforma, ci stanno avvertendo tutti i più eminenti costituzionalisti italiani, da Zagrebelsky a Rodotà, da Carlassare a Baldassarre mentre l'unico costituzionalista di livello che ha appoggiato il SI è Sabino Cassese che però si è limitato a dimostrare l'inutilità del Senato, senza dilungarsi in un'analisi della riforma. Eppure, a parte i tifosi di Renzi, ci sono tantissimi italiani che si stanno facendo infinocchiare dall'idea del SI.
Il motivo, a mio modesto parere, è questo: negli ultimi anni stiamo subendo un bombardamento mediatico che in sostanza passa questo messaggio: il governo di Renzi, piaccia o non piaccia, è il migliore dei governi possibili. Se non passa la riforma, Renzi cade e per l'Italia sarà la palude, perché il M5S che scalpita da dietro, è stupido e pericoloso.
Personalmente ho smesso di credere ai media già da tempo, in particolare, quando anni fa, noi capresi bloccammo il porto per tutta una serie di sacrosante ragioni e invece tutti gli organi di informazione (a parte il tg5 che inviò una giornalista ischitana) ci ridicolizzarono parlando di una protesta dovuta ad un aumento di 10 centesimi. Avessero mai dovuto fare informazione e chiarezza sul monopolio dei trasporti per l'Isola, mettendosi contro a uno dei più grandi armatori al mondo...
È verosimile che a volere più di tutti questa riforma (e infatti si sono tutti schierati a favore), siano i grandi gruppi finanziari, i quali con questo nuovo assetto avrebbero un solo interlocutore, il Governo monopartitico, con cui accordarsi al fine di raggiungere i propri obiettivi, siano essi un ponte sullo Stretto, una trivella in mezzo al mare o una nuova inutile galleria.
E se mai dovessero prevalere quegli scocciantoni dei grillini, che già hanno detto alle olimpiadi, senza senatori, sarà un gioco da ragazzi accappottarli.

Alla fine, comunque, vinceranno loro, ma nel frattempo possiamo mettergli i bastoni fra le ruote.
Basta un NO.

 

 

 

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