Domani è il 26 maggio e come tutti i cittadini siamo chiamati alle urne. Oddio, proprio come tutti non direi. Non tutti hanno il piacere di votare anche per le comunali, di godersi queste belle campagne elettorali e di restare basiti alle presentazioni delle liste.
 
Nella nostra isola, infatti, l’attenzione si focalizza quasi esclusivamente sulle elezioni amministrative, come è inevitabile e giusto che sia, dato che dovremo eleggere chi amministrerà i due Comuni per i prossimi 5 anni. In questo frizzante clima da campagna elettorale di paese, pieno di colpi di scena e colpi bassi sferrati all’impazzata verso nemici veri, o immaginari, tendiamo a dimenticare l’importanza dell’altro voto che andremo ad esprimere domenica, quando eleggeremo i membri del Parlamento Europeo, mica bazzecole.
 
Il 26 maggio dovremo scegliere i rappresentanti italiani che vogliamo in Europa, persone che prenderanno scelte fondamentali che ci riguarderanno direttamente, come cittadini, studenti, imprenditori e lavoratori. In effetti, tutti noi avvertiamo il peso del voto comunale, alla fine parliamo di posti barche, me ne rendo conto ed alzo le mani. Per quanto possiamo ritenere lontano da noi ciò che accade in Europa, in realtà, l’intero nostro quotidiano è scandito da regole e decisioni assunte a livello europeo, nell’ottica del bene comune e del progresso degli Stati Membri.
 
Negli ultimi anni nel panorama europeo continuano ad alimentarsi spinte antieuropeiste che, cavalcando il dissenso dei cittadini, hanno portato a radicalizzare l’idea di un'Europa nemica degli italiani e amica soltanto di Stati e Poteri Forti. Mai come oggi, credo sia necessario spendere due parole su quanto sia pericolosa ed errata la posizione antieuropeista e sull’immenso valore che avrà il nostro voto alle Europee 2019. L’idea di una Europa unita è il filo rosso della storia, dai greci ai romani, da Carlo Magno all’Impero Austro Ungarico. Sarà forse un caso? Le migliori menti della storia hanno sempre spinto verso un unione tra i popoli dell’Europa. Ho detto Menti, non Salvini.
 
L’Unione Europea è stato l’approdo di democrazia e libertà cui si è arrivati dopo anni di disgregazione e distruzione. Dopo la seconda guerra mondiale, si avvertiva fortemente l'esigenza di mediare tra le forze politiche così gli Stati si sono, finalmente, convinti che la sovranità nazionale dovesse essere mitigata da un’entità sovranazionale per poter garantire, così, la pace. E, per 70 anni, l'Unione Europea ha assolto il suo compito: come ricorda il Presidente della Commissione Europea Junker talvolta ci scontriamo, ma ci scontriamo a parole. E risolviamo i conflitti attorno ad un tavolo, non in trincea. Per 70 anni, in un mondo di bombe e morti innocenti, tra gli stati aderenti all’Unione Europea non ci sono state guerre. E questa è una conquista che non possiamo sottovalutare. Purtroppo, la nostra memoria storica è a breve termine, ci si è dimenticati in pochi decenni dei motivi che hanno portato alla creazione dell’Unione Europea e ci siamo fatti persuadere dal motto, populista e irrealistico, “Prima gli italiani”. Ormai, le destre italiane ed europee, facendo leva sul malcontento dei cittadini, individuano un nemico da dargli in pasto, accusando l'Unione Europea di affamare gli italiani, posizione miope e campanilistica di chi guarda il proprio orticello, ed è convinto che l'Italia avrebbe un enorme miglioramento, liberandosi dalle briglie imposte dall'U.E.
 
Ci accingiamo a fare un grande e pericoloso passo indietro nella nostra storia, a calpestare la memoria storica del nostro Bel Paese. Limitare la sovranità nazionale in ottica del miglioramento collettivo è stata ed è, ancora oggi, una grande conquista per noi tutti: un’entità sovranazionale, posta a tutela del diritti dei singoli anche, e soprattutto, di quei diritti non rispettati nei singoli Stati di appartenenza, è, in assoluto, la migliore garanzia per noi cittadini. L'Unione Europea riesce a mediare le problematiche tra gli Stati, ed è un baluardo così importante che non può essere distrutto da chi distorce la realtà per avere consenso. Invece di demonizzare e colpevolizzare l'Unione Europea e di trovarsi un comodo nemico per le proprie inettitudini, bisognerebbe ragionare sui progressi e sulle conquiste, che riguardano direttamente noi cittadini, cui siamo giunti grazie alla collaborazione tra Stati: l'istituzione di un mercato unico che ha permesso l'abbassamento dei prezzi in ottica di concorrenza a livello europeo, la libera circolazione di merci che permette un import-export, non gravato da imposte insostenibili, la creazione dell'euro ha sicuramente creato tanti problemi ma ha prodotto, comunque, la seconda moneta a livello globale, forte e stabile, che ci ha tutelato dal fallimento e dall’inflazione, in questi anni di crisi economica globale. Cosa sarebbe successo in questi anni se avessimo avuto ancora in tasca la cara vecchia lira??? E vogliamo, poi, parlare di quanti ragazzi riescono ad accrescere le proprie competenze lavorative ed a migliorare la propria formazione, grazie ad importanti esperienze di vita con il progetto Erasmus?
 
Lo dimentichiamo facilmente, ma, nel il periodo 2014- 2020, grazie alla solidale politica europea di aiuto alle regioni svantaggiate, all'Italia sono stati erogati fondi per 32,8 miliardi di euro, destinati alle Regioni meno sviluppate, finanziando progetti e infrastrutture per il miglioramento del Paese. Prima fra tutte, ovviamente, la regione Campania: ad esempio, grazie ai fondi UE forse un giorno avremo una metropolitana che colleghi tutta Napoli. Siamo pur sempre in Italia ed i lavori procedono a rilento, ma sono iniziati e stanno proseguendo solo per le erogazioni comunitarie. E solo grazie ai fondi europei via Marina a Napoli è in ristrutturazione. Da anni. Sempre perché siamo in Italia. Ma noi ce la prendiamo comunque con l’Europa. Ecco, tutto questo per dire solamente che l'Europa non è il colpevole di tutte le nostre disgrazie. Proviamo ad immaginare il nostro Paese e la nostra vita se l'Italia fosse svincolata dalle garanzie previste a livello europeo, alla mercé del folle di turno.
 
E a quel punto, tiriamo le somme.
 
Il 26 maggio 2019, a prescindere dal proprio orientamento politico, bisognerà far fronte comune, votando partiti che credono nel valore di un Europa Unita, che vogliono essere nel Parlamento Europeo perché convinti che solo, collaborando e confrontandosi con gli altri Stati, si possano affrontare efficacemente tematiche comuni, delicate e importanti, che possano contribuire a modificare e migliorare l'Unione Europea ma non certo a cancellarla o a rinnegarla. Perché credo che isolarsi e chiudersi in sé stessi sia il primo passo per verso il fallimento di un paese.
 

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