Nell'articolo precedente ci siamo lasciati con l'interrogativo se fosse possibile o meno replicare un progetto di Fattoria Sociale nella realtà locale di Capri e Anacapri. Bene, partendo da una ricerca sulle storie di successo in tutta Europa, e prendendo in considerazione ciò che la realtà della normativa italiana permette, ho provato a sintetizzare i vari aspetti: ne è uscita una tabella con i pro e i contro che ora vi presento (in termini aziendali sarebbe un'analisi S.W.O.T.):


Rispetto ad altri paesi Europei purtroppo l' Ordinamento Italiano non possiede una forma giuridica che corrisponde al 100% alle esigenze di una Fattoria Sociale. Tuttavia, si potrebbe optare per la forma delle Cooperative Sociali. Infatti, le cooperative sociali, nel perseguimento del loro fine solidaristico possono svolgere:

a) gestione di servizi socio-sanitari ed educativi;

b) svolgimento di attività (nel nostro caso agricole) finalizzate all'inserimento di persone "svantaggiate".

Da qui abbiamo la classificazione in Cooperative  di tipo "A" e di tipo "B" rispettivamente dall'attività svolta.

Un progetto di Fattoria Sociale allora si potrebbe sviluppare scegliendo uno dei due tipi di cooperativa sociale, dipendentemente su cosa si vuole realizzare, inoltre l'art.1 della L. 381/1991 ammette la costituzione di cooperative sociali a scopo plurimo.

Sulla nostra isola una cooperativa sociale di tipo B, che è riconducibile alle cooperative di produzione e lavoro, dovrebbe coinvolgere:

- i contadini privati che diventerebbero soci lavoratori condividendo capitali, gestione, lavoro e futuri incassi

- i Comuni dell'Isola, come soci azionisti, che dovrebbero mettere a disposizione terreni e un piccolo finanziamento iniziale in cambio di una quota degli utili futuri.
Questa cooperativa, senza stravolgerne la finalità sociale, dovrebbe essere gestita come una vera azienda perseguendo obiettivi di efficienza ed economicità e rappresenterebbe un'occasione per i contadini locali, i Comuni e i consumatori.

Una cooperativa sociale di Tipo A, invece, dovrebbe coinvolgere associazioni, psicoteraupeti e assistenti sociali, con lo scopo di realizzare corsi e terapie attraverso il contatto con la natura e gli animali destinati ad utenti che possono essere anche non soci. Emerge dagli studi svolti in seno ai programmi Europei che coinvolgere persone con disabilità psicologiche e relazionali nelle fattorie sociali, permettendo loro di svolgere lavori realmente utili e secondo le loro capacità, genera benefici come: miglior utilizzo delle energie fisiche, miglior appetito, sviluppo di abilità, aumento dell'autostima, processo di responsabilizzazione e auto-consapevolezza, aumento del rispetto per sé stessi, maggior indipendenza ed instaurazione di contatti sociali.
La cooperativa dovrebbe organizzare dei "corsi" sia teorici che pratici. Ogni gruppo (composto massimo da 8 persone) dovrebbe essere seguito da un assistente sociale e da un contadino privato. Per i contadini l'attività di insegnamento dovrebbe essere un'opera di volontariato e rappresenterebbe, comunque, un'opportunità di ricevere possibile supporto in forma di lavoro. La cooperativa che effettua attività socio-terapeutiche dovrebbe stringere accordi istituzionali in modo da allargare la platea di partner pubblici e privati e formalizzare la tipologia di servizi erogati che potrebbero essere finanziati dal sistema pubblico o dalle famiglie.

L'opinione che mi sono potuto fare è che per ben funzionare, la cooperativa dovrebbe essere a scopo plurimo, ovvero possedere sia le peculiarita' che contraddistinguono le cooperative del tipo B che del tipo A. Come se fosse un corpo che per camminare avesse bisogno di due gambe.

Questo perché, alla fine di un corso/terapia, si potrebbero inserire lavorativamente nella cooperativa coloro che hanno la voglia e le capacità, magari usufruendo anche dei fondi Europei per le politiche sociali.

Inoltre, la cooperativa potrebbe, in parte, autofinanziarsi vendendo i prodotti della terra. Per fare ciò per sarebbe d'aiuto una promozione dei prodotti agricoli con un brand speciale che li renda distinguibili dagli altri reclamizzando il km0 e gli effetti benefici per la comunità.


Tutto ciò potrebbe essere una soluzione in cui vincono tutti: agricoltori, istitutuzioni locali, comunità e consumatori.

Ciò che è stato descritto rappresenta un progetto ideale, impegnativo ma realizzabile. In base alle risorse che si posseggono possono essere fatti dei correttivi, eliminate o aggiunte attività, ma necessita di una cosa di cui non si può fare proprio a meno, ovvero, l'entusiasmo di alcuni pionieri che credano nel progetto che altrimenti rimane solo un sogno nel cassetto.

Tu che hai letto fin qui, che idea ti sei fatto? Saresti interessato se un progetto del genere mettesse veramente piede?

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