Immaginiamo un' economia rurale in cui si coltivi solo ed esclusivamente grano, di cui una parte del raccolto non viene consumata ma reinvestita nella semina per l'anno successivo. Si vive di grano ed il futuro è aggrappato ad un' unica risorsa. Pare ovvio a tutti che un' economia basata su una simile monocoltura sarebbe molto delicata perché rischierebbe di collassare alla prima siccità. Eppure l'economia di Capri non è tanto differente: si vive di turismo e si reinvestono gran parte delle ricchezze accumulate in estate in attività legate al turismo. Una monocoltura dove al grano si sostituisce il turismo. Leggiamo questa settimana l'intenzione dell'Amministrazione del Comune di Capri di investire una somma consistente nel triennio per la creazione di luminarie natalizie: tale strategia può incentivare il turismo invernale? Senza dubbi, se ben realizzata. Sarà funzionale all'economia dell'Isola? Certamente. Basterà? Purtroppo no. In un economia turistica sarebbe saggio reinvestire parte del reddito accumulato in qualcosa di diverso che non sia turismo: i privati seguendo il loro fiuto imprenditoriale (se ce l'hanno), l'amministrazione pubblica possibilmente in istruzione e sanità che, è universalmente dimostrato, sono la miglior ricetta nel lungo periodo per aumentare la qualità della vita di una comunità (o in altri termini il livello di ricchezza della stessa).

Viviamo in un periodo particolare in cui abbiamo perso un liceo classico ed in cui molti si stanno rassegnando allo straziante e continuo declino dell'ospedale Capilupi.  Indipendentemente dalla paternità delle diverse responsabilità, prima di ridurci ad una totale monocoltura turistica, spalanchiamo gli occhi.

 

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