Io pensavo che quest'argomento di discussione sui rifugiati a Capri fosse destinato ad esaurirsi, invece esce sempre qualcosa in mezzo che lo rinvigorisce, come la lettera pseudo-falsa dei chiattilli, la notizia che i rifugiati andrebbero in ville di lusso e lo striscione "Welcome".

Allora io voglio dire una cosa... anzi più cose.

Innanzitutto, io non ho nulla contro i razzisti, anzi, ho anche tanti amici razzisti.

Vabbuò, voglio fare coming out: anche io, nel mio intimo, oltre al chilly, ho pensieri e idee tendenzialmente razziste.

Sono profondamente convinto che gli ebrei siano geneticamente spilorci e portati per gli affari.

Riconosco che i negri hanno una struttura fisica che ci sogniamo, in particolare il pesce, ma che, lavorativamente parlando, possono fare solo i rapper e gli sportivi.

Ammiro i sudamericani per la loro abilità nel ballo e nel prendere la vita con leggerezza, ma per me restano degli schiuvati che hanno bisogno dell'accompagnamento pure per andare al cesso.

So che i giapponesi sono bravi e onesti nel sangue, ma pur sempre ritardati nell'anima.

Ammetto che tutti quei biondi e bianchi ariani tedeschi, inglesi, danesi, svedesi, eccetera, sono i migliori nel lavorare e nel fare la guerra perché è proprio la loro razza ad essere più organizzata, ma per me restano gente triste, complessata e dai facili istinti suicidi e omicidi. Gente talmente antipatica che pure il sole li ha schifati.

E per evitare di essere volgare non parlerò di zingari, indiani, francesi e altre etnie che mi fanno salire il nazismo.

Potrei, invece, parlare di quella gente di merda degli italiani, che oltre a cucinare e disegnare vestiti, sanno solo arrubbare e lamentarsi delle ruberie altrui. Poi te li trovi sempre davanti al cazzo... sti cazzi di italiani... stanno dovunque.

Però, c'è un però. Per quanto possa esserci una razza superiore o inferiore in qualcosa o in tutto, oltre alla genetica c'è l'uomo. L'uomo che nasce senza averlo mai chiesto e che si ritrova in un mondo stupendo, ma anche difficile e ingiusto, fatto di Stati e stati sociali; i soldi che fanno la forza e il passaporto che condiziona la libertà. La polizia che ti controlla e magistrati che ti giudicano in virtù di leggi scritte da chissà chi.

In mezzo a tutte queste sovrastrutture l'uomo deve imparare a sopravvivere, a sopportare il dolore e a sperare in un po' di felicità per sé e magari tanta per i suoi figli. Almeno in questo siamo tutti uguali. E se riusciamo a provare un po' di empatia per il turista che aspetta il bus sotto al sole, figuriamoci per chi scappa dalla guerra.

Allora dico io, continuiamo nel nostro razzismo, ma facciamolo confluire in un odio sano rivolto verso veri nemici. Tipo che so: i chiattilli napoletani e romani che si fanno la falsa residenza, i castelluonichi che vengono a fare risse il sabato sera, i grandi imprenditori venuti da fuori per speculare sulla nostra isola.

L'invasore è quello che viene a farci la guerra non quello che scappa da essa.

 

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