

Hanno diritto al bonus:
Il più piccolo deve avere meno di 10 anni.
Vale per i mesi del 2025 in cui è attivo un lavoro dipendente o autonomo.
Reddito da lavoro fino a 40.000 euro annui.
Il figlio più piccolo deve avere meno di 18 anni.
Bonus riconosciuto solo nei mesi in cui non è presente un contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Stesso limite di reddito (≤ 40.000 euro).
In alternativa, possono sfruttare l’esonero contributivo totale già previsto fino al 2026.
Possono ottenere il bonus:
dipendenti pubbliche e private (tranne le lavoratrici domestiche),
autonome iscritte a casse professionali, gestioni autonome o Gestione separata,
lavoratrici in somministrazione e intermittenti.
Sono escluse le titolari di cariche sociali e le imprenditrici non iscritte all’AGO.
Il bonus vale 40 euro per ogni mese del 2025 in cui si lavora, fino a 12 mensilità.
Non fa reddito e non incide sull’ISEE.
L’erogazione avviene:
a dicembre 2025 in un’unica soluzione per le mensilità gennaio–novembre;
entro febbraio 2026 per le domande presentate oltre i tempi utili, ma comunque non oltre il 31 gennaio 2026.
La richiesta si presenta tramite:
portale INPS,
contact center,
patronati.
Scadenze:
9 dicembre 2025: termine principale.
31 gennaio 2026: per chi ottiene i requisiti dopo il 9 dicembre.

Il trattamento integrativo è un bonus di 100 euro mensili destinato ai lavoratori dipendenti con reddito annuo inferiore a 15.000 euro. Anche chi percepisce la NASpI può riceverlo, ma solo se il reddito complessivo dell’anno rimane sotto quella soglia.
Molti disoccupati, nel richiedere la NASpI, non rinunciano esplicitamente al bonus. L’INPS lo eroga automaticamente, mese dopo mese. Ma se nel corso dell’anno il reddito supera i 15.000 euro (magari per altri lavori, collaborazioni o redditi da locazione), ecco cosa può succedere:
Restituzione dell’intero bonus ricevuto durante l’anno.
Acconto IRPEF per l’anno successivo, calcolato anche sul bonus percepito.
Trattenute elevate nel cedolino di luglio, in sede di conguaglio fiscale, che possono superare i 1.000 euro.
Il mese di luglio coincide con il conguaglio fiscale derivante dalla dichiarazione dei redditi. Se il contribuente ha superato la soglia dei 15.000 euro, il sistema fiscale recupera quanto dovuto in un’unica soluzione, generando trattenute molto pesanti.
La soluzione è semplice ma poco conosciuta a chi fa autonomamente le domande sul sito dell'Inps : rinunciare preventivamente al trattamento integrativo al momento della domanda NASpI. Questo si può fare direttamente dal portale INPS, evitando così spiacevoli sorprese future.
Bisogna farlo ogni anno nel quale si rinuncia al bonus, quindi se per esempio lo facciamo a Novembre di quest'anno, a Gennaio del nuovo anno sarebbe sempre opportuno ripetere l'operazione: sul portale basta cercare "Rinuncia al trattamento integrativo" ed in pochi click si effettua la rinuncia.
Il caro-vita sull'isola di Capri sembra fuori controllo, le bollette sono molto care, viveri e merci costano più della vicina terraferma e i fitti sono alle stelle per effetto della macchina turistica che da' ricchezza a chi ha capitali e proprietà e toglie a chi cerca una casa in affitto e ha uno stipendio normale.
Chi non guadagna abbastanza e/o non ha una casa di proprietà valuta seriamente se rimanere o lasciare l'isola, a malincuore. "E' il mercato, bellezza", l' infinita ragnatela di liberi scambi tra persone, che spesso nemmeno vengono controllati nella loro liceità, può essere molto crudele.
Ma davvero a Capri staremmo meglio se i fitti fossero più bassi? La chiusura recente di una panetteria ha fatto sbottare molti: quando le spese fisse sono così alte da far chiudere chi vende un bene primario, che futuro ha questa comunità?
Eppure il carovita e i fitti alle stelle in questi anni hanno rappresentato una poderosa barriera all'entrata contro un fenomeno molto diffuso: l'invasione delle attività cinesi, che non hanno trovato conveniente fin ora aprire a Capri, quando, invece, hanno sfondato nella vicinissima Sorrento. Sia chiaro non abbiamo nulla contro i cinesi, ma qualche problemino lo creano quando colonizzano l'economia di un posto, non rispettano le norme vigenti, creano un economia sommersa, immettono nel mercato prodotti scadenti/tossici, livellano in basso, al livello rasoterra, prezzi e qualità, e alla fine riportano i capitali in Cina.
E allora la domanda che ci dovremmo fare è la seguente, a Capri staremmo meglio con i negozi cinesi (con i dipendenti Srilankesi) come è accaduto a Roma , a Venezia, a Firenze e in tutte le città d'arte italiane?
Recentemente ci sono state anche grosse difficoltà a reperire alloggi per i lavoratori che vengono da fuori, e per questa ragione i residenti hanno goduto di un piccolo vantaggio nel mercato del lavoro. Il problema allora non sono i costi alti, perché, nonostante le grosse difficoltà per le
famiglie, l'equilibrio attuale non è tanto male.
Non è che l'economia dell'isola non sia stata affatto colonizzata in questi anni, i grossi capitali che sono entrati hanno ridotto l'isola a quel lunapark aperto solo sei mesi l'anno, che purtroppo conosciamo bene, ma il livello dei servizi offerti sull'isola è molto alto e questo consente stipendi decenti.
Ci siamo domandati allora cosa potrebbero fare le amministrazioni dell'isola per difendere la comunità e consentire agli isolani di riappropriarsi di parte di questa ricca economia, senza alterare l'equilibrio creato. Abbiamo pensato che, forse, potrebbe essere utile un fondo di garanzia comunale per i residenti di lunga data per accedere a mutui e fidi bancari. Consentire di accedere al credito a chi altrimenti avrebbe difficoltà, permetterebbe di aprire nuove attività di Capresi o aiutare le famiglie capresi a comprare una casa di proprietà (e allo stesso tempo di commerciare immobili altrimenti chiusi ed invendibili) sottraendo queste possibilità alle speculazioni di chi viene da fuori e ha il solo interesse di spremere il più possibile questo scoglio. Voi che ne pensate?
L'estate è ormai finita e mano a mano arrivano a scadenza anche i classici contratti di lavoro "stagionali". E' dunque di nuovo tempo di preparare la domanda di disoccupazione, tenendo conto però delle novità di quest'anno. 
Il costo della vita sull’isola è nettamente superiore alla media italiana: affitti, generi alimentari, ristoranti, servizi artigianali e professionali hanno prezzi che rispecchiano un’economia turistica di lusso, più che una realtà quotidiana per i residenti.
Tuttavia, il reddito medio di chi lavora a Capri è ben lontano dai livelli “da jet set”.
Secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze (2023), il reddito medio dichiarato nel Comune di Capri è di circa 31.853 euro lordi all’anno, poco più di 2.650 euro al mese. Una volta detratte imposte e contributi, il reddito netto medio di un lavoratore dipendente si aggira intorno ai 1.500–1.700 euro mensili, spesso per soli 8–9 mesi all’anno, a causa della forte stagionalità del lavoro.
In confronto, il reddito medio netto in Italia è di circa 1.650 euro al mese (fonte: ISTAT 2023). Ma a Capri il potere d’acquisto reale è inferiore, poiché il costo della vita è sensibilmente più alto: affitti, beni e servizi costano in media dal 20% al 40% in più rispetto alla terraferma campana.
Il costo della vita indica quanto si spende per i beni e servizi essenziali;
il potere d’acquisto misura invece quanto si può realmente comprare con un certo reddito.
Quando i prezzi crescono ma gli stipendi restano fermi, il potere d’acquisto si riduce — e questa è la realtà quotidiana di molti capresi.
In Italia i salari medi reali, corretti per l’inflazione, sono fermi da oltre vent’anni, mentre in paesi come Svizzera, Germania o Francia sono cresciuti del 20–30%. Le cause sono note: scarsa produttività, politiche industriali inefficaci, evasione fiscale, bassa innovazione tecnologica e un mercato del lavoro frammentato.
Per capire la distanza economica, basta un confronto simbolico con Lugano, in Svizzera italiana — altra località turistica di lusso, ma con un sistema salariale e fiscale completamente diverso.
Secondo il sito Numbeo (dicembre 2023):
| Indicatore | Lugano | Capri* |
|---|---|---|
| Indice del costo della vita (escl. affitto) | 120,0 | ~87,0 |
| Indice degli affitti | 48,4 | ~29,0 |
| Indice del costo della vita con affitto | 85,8 | ~59,0 |
| Reddito medio mensile netto | € 4.880 | € 1.500 |
*Valori stimati sulla base di Napoli e del costo medio di beni e servizi a Capri.
Il costo della vita a Lugano è più alto, ma il reddito medio lo è quasi tre volte tanto.
In termini di potere d’acquisto reale, un lavoratore di Lugano può permettersi circa il triplo dei beni e servizi di un lavoratore caprese.
Per avvicinare il potere d’acquisto di Lugano, a Capri gli stipendi dovrebbero aumentare di circa +180%, oppure i costi — in particolare quelli abitativi — dovrebbero diminuire di almeno −40%.
Questo spiega perché, sull’isola, molti residenti riescano a vivere solo se:
hanno una casa di proprietà, evitando gli affitti proibitivi;
guadagnano più della media lavorando nel turismo o in attività autonome;
integrano con lavori stagionali o trasferendosi altrove d’inverno.
Capri resta un luogo unico, ma anche un laboratorio sociale dove la forbice tra ricchezza e precarietà è più visibile che altrove.
Molte aziende pretendono dall’isola profitti altissimi ogni estate, ma investono poco per allungare la stagione o migliorare le condizioni dei lavoratori. I prezzi salgono, gli stipendi restano fermi, e chi vive qui tutto l’anno spesso si trova stretto tra turismo di lusso e salari da sopravvivenza.
Finché non si troverà un equilibrio tra valore turistico e dignità economica, Capri resterà sospesa tra due realtà: un paradiso per chi arriva, un sacrificio per chi resta.
E' stato pubblicato in questi giorni la prima edizione di "Il Negozio Perfetto: Dalla Teoria alla Pratica. Guida alla gestione consapevole di un negozio e alla massimizzazione del profitto". dell'altro-parlante Alessandro Vinaccia
Si tratta di un manuale compatto, ma prezioso per gli spunti, sulla corretta gestione di un negozio. Spazia dal marketing all'analisi di bilancio, dalla organizzazione aziendale alla teoria dei giochi, rimanendo sempre semplice nella lettura.
Lo si può trovare su Amazon.it sia in versione ebook che cartacea:
https://www.amazon.it/dp/B08288Y4F4
Proponiamo di seguito le prime pagine e l'indice del volume per chi fosse interessato alla materia:
"Il negozio perfetto esiste? Premesso che la perfezione assoluta appartiene, forse, solo al mondo delle idee, esiste una corposa e robusta letteratura economica che si può applicare alla gestione di un negozio per aumentare la profittabilità. Le conoscenze teoriche che si possono applicare per migliorare la gestione di un negozio, anche il più piccolo, sono veramente tante: spaziano dal controllo di gestione al marketing, dalla organizzazione aziendale alla teoria dei giochi . Eppure, la realtà ci dice che ci sono negozi, tutt’altro che perfetti, che hanno colto un’opportunità di mercato e che operano giornalmente con buoni risultati, e negozi aperti scientificamente (dopo lo studio e l’analisi del mercato, del visual, del marketing ecc ecc) che poi si scontrano in maniera fallimentare con un mercato divergente dallo scenario ipotizzato. Saper osservare e interpretare l’ambiente circostante è un’abilità che chi vuole fare l’imprenditore deve tenere sempre ben allenata. Non tutto quello che si può fare è sempre necessario, e non tutto quello che sarebbe utile si può fare nel breve tempo. Imparare a scegliere le giuste tappe nel percorso di crescita è l’obiettivo di questo manuale, scritto con tanta umiltà da un negoziante per altri negozianti. Sappiamo bene, infatti, che fare il negoziante è un lavoro che richiede tanti sacrifici, molteplici competenze e un briciolo di fortuna. Personalmente ho studiato tanto ai tempi dell’università e non mi sono mai fermato, approfondendo la materia con corsi post laurea, ma le conoscenze accumulate non sembrano mai abbastanza, perché il mondo si evolve continuamente ed un giorno ti svegli e scopri che è necessario anche saper fare belle foto ai prodotti, produrre di piccoli video e lanciarli sui social media. Da più di 13 anni mi occupo di commercio retail a Capri e osservo sempre i negozi dei grandi marchi per imparare qualcosa. Ebbene, una cosa che ho imparato è che negozi studiatissimi, con alle spalle le risorse di grandi Holding internazionali della moda, possono chiudere bottega in pochi anni, anche se sulla carta sembravano possedere tutte le carte in regola per il successo. Succede anche questo. Ci possono essere negozi “bruttini” che lavorano bene e negozi “fighissimi” che non lavorano abbastanza da resistere alle spese fisse. Tra le variabili fuori controllo che possono determinare la chiusura di un negozio possiamo citare: situazioni di conflitto tra gli addetti alle vendite, entrata inaspettata di nuovi concorrenti, cambiamento del contesto urbano dove è collocato il negozio, risposta fredda del target di riferimento, prezzi/target sbagliati, margini di guadagno sulle vendite non adeguati alle spese fisse ecc ecc. Come un cacciatore che carica tante “trappole” per catturare gli uccellini, nel mondo della distribuzione retail ci sono tanti aspetti che il negoziante/manager può curare per soddisfare i propri clienti e stimolare gli acquisti. Seguendo la metafora della caccia, però, ci possono essere situazioni in cui non c’è tempo per piazzare le “trappole” ma bisogna agire subito e altre 3 situazioni dove il mercato è saturo o la domanda anestetizzata, in cui alcune pratiche, seppur ottime in teoria, non funzionano come dovrebbero e anzi aggravano il conto economico di spese non recuperabili. Si aggiunga a questo quadro l’alea, ovvero la componente fortuna/sfortuna che può spiazzare anche il miglior negoziante del mondo. Tenete conto che queste prime pagine sono state scritte in un giorno di allerta meteo in tutta Italia, dove è stato impossibile aprire i negozi, a causa delle raffiche di vento e le strade allagate; si festeggia se non si hanno avuto danni. Incassi zero per i fortunati, danni, anche seri, per alcuni. Spesso si trova nella letteratura accademica la definizione che il mondo che ci circonda non è perfetto e quindi ciò che funziona nei modelli economici è solo una approssimazione di ciò che accadrà nella realtà. Così, la gestione di un negozio è soggetta ad una miriade di variabili, alla fortuna e alla sfortuna, e a volte ci vorrebbe la “palla di cristallo” per indovinare il futuro e prendere le decisioni giuste. Ma agire e cercare di migliorare i vari aspetti della gestione può essere l’unica arma in mano all’imprenditore per resistere agli infortuni di percorso, alla grande dinamicità del mercato e agli umori della clientela. Possiamo affermare, allora, che migliorando i vari aspetti del nostro punto vendita, andiamo a migliorare le nostre performance intese sia come fatturato che utile netto. Tutto questo si può tradurre in una lunga vita del negozio capace di resistere ai periodi di crisi e portare a casa grandi risultati nel medio periodo. Questo manuale, senza pretese di essere esaustivo in tutte le tematiche, vuole stimolare una riflessione sui punti ritenuti fondamentali della gestione, in modo da dare al negoziante gli strumenti necessari per migliorare il proprio lavoro e il proprio profitto."
Indice: 1.1 Il negozio a servizio del cliente. (pg.6) 1.2 Il ciclo di vita dei prodotti. (pg.10) 1.3 Riepilogo. (pg.12) 2.1 I vari comportamenti d’acquisto. (pg.13) 2.2 Asimmetria informativa e costi cognitivi. (pg.17) 2.3 La formula della fiducia. (pg.19) 2.4 La guerra dei prezzi. (pg.21) 3.1 L’identità del negozio. (pg.25) 3.2 L’identità visiva: il marchio. (pg.26) 3.3 L’identità visiva: il visual. (pg.29) 3.4 L’identità olfattiva e l’identità musicale. (pg.34) 3.5 L’importanza delle luci. (pg.36) 3.6 Elementi di Visual Merchandising. (pg.37) 3.7 Il potere dell’esposizione. (pg.43) 4.1 La catena del valore. (pg.44) 4.2 Il negozio al centro della rete. (pg.46) 4.3 La mission del negozio. (pg.48) 4.4 La sindrome da Burn-out. (pg.49) 4.5 Assortire il magazzino secondo il calcolo delle probabilità. (pg.50) 5.1 Le strategie di prezzo. (pg.54) 5.2 La negoziazione. (pg.56) 5.3 Il meccanismo della reciprocità. (pg.60) 5.4 Teoria contro realtà. (pg.62) 5.5 La gestione dei saldi.(pg.63) 6.1 KPI e riclassificazione di bilancio. (pg.66) 6.2 Il triangolo di Du Pont. (pg.69) 6.3 Indice di rotazione del magazzino. (pg.71) 6.4 Il Break Even Point. (pg.72) 6.5 La leva operativa.(pg.74) 6.6 Durata media dei debiti commerciali. (pg.77) 6.7 Acid test. (pg.78) 7. Tutto si riduce ad un problema di massimizzazione vincolata. (pg.81)
Dalla caduta del muro di Berlino, 1989, fino ad oggi, la lunga marcia del capitalismo occidentale ha portato la finanza a concentrarsi su un modello unico che veniva considerato “invincibile”. La crisi del credito che ha tempestato l’economia e la finanza occidentale nel triennio 2007-2009, e da cui ancora fatichiamo ad uscire, ha svelato come in realtà questo modello aveva delle grosse carenze.
Bibliografia:
Alessandro Vinaccia - La Finanza Islamica: analisi di un modello contrapposto - (2011)
Una doverosa premessa
In questo momento parlare di soldi non è che sia proprio una cosa tanto intonata alla situazione generale, ma nondimeno è necessario, viste le giuste preoccupazioni di imprenditori e lavoratori, che si aggiungono a quelle di tutti noi per l’epidemia da coronavirus.
Partiamo dicendo che, nel momento in cui scrivo, il decreto con le misure a sostegno dell’economia c’è ma non si vede è stato ormai pubblicato da tempo in Gazzetta Ufficiale e possiamo avere un'idea chiara di quello che contiene, cosa peraltro non agevolissima. Siamo infatti tutti in attesa che il provvedimento annunciato ieri venga pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed assuma, da quel momento, forza di legge. Accadrà nelle prossime ore.
Alla pubblicazione del decreto sono poi finalmente seguite le circolari applicative emesse dall'INPS e l’aggiornamento del software INPS per la presentazione delle varie domande. Questo accadrà, ottimisticamente, nel giro di pochi giorni.
Dalla premessa ne discende che, al momento, parliamo di misure il cui funzionamento pratico non è ancora ben delineato il funzionamento dei vari strumenti è piuttosto ben delineato. Corriamo quindi ancora il rischio di dire qualche minchiata ma a questo punto sarebbe solo colpa nostra. Comunque, mano a mano che avremo notizie più precise, continueremo ad aggiornare questo articolo dandone riscontro a voi affezionati lettori dell'AltroParlante.
Una altrettanto doverosa raccomandazione
Continua a non essere assolutamente necessario che corriate presso i professionisti che vi seguono per presentare istanze e domande, perché:
1) Non c’è domanda che si possa fare al momento; Tutte le domande si fanno online;
2) Dovete stare a casa. Ammassarvi dentro o fuori uno studio professionale è solo un’ottima occasione di contagio. E visto che prima il contagio lo fermiamo, prima possiamo forse immaginare di far partire la stagione turistica è meglio che non uscite. Peraltro mail, whatsapp e tutto il resto vi consentono di mettervi in contatto coi vostri consulenti senza cacciare il naso fuori dalla porta.
Chi un lavoro ce l’ha
Cominciamo da quelli che attualmente sono inquadrati come dipendenti di un’azienda.
Vista la chiusura temporanea di quasi tutte le attività è molto probabile che in questi giorni stiate vivendo un periodo di ferie forzate. La notizia ormai nota è che non perderete né il lavoro né lo stipendio.
Il decreto 18/2020 vieta innanzitutto i licenziamenti per motivi economici effettuati a partire dalla data di pubblicazione e quindi dal 17 marzo. Perciò non c’è pericolo che perdiate il posto.
Inoltre il decreto prevede, per tutte le imprese, ma solo in riferimento ai lavoratori assunti prima del 23 febbraio, l’utilizzo di due strumenti a tutela degli stipendi: il Fondo di Integrazione Salariale e la Cassa Integrazione in deroga. I due strumenti funzionano in maniera simile ed il fatto che ne venga usato uno piuttosto che l’altro dipende dalle dimensioni dell’azienda.
In breve questo significa per i lavoratori ricevere l’80% della paga normale con un massimale di circa 1.190,00 euro lordi. Il pagamento avverrà, per le imprese con più di cinque dipendenti, a discrezione dell’azienda, direttamente da parte del datore di lavoro (come una normale busta paga) oppure da parte dell’INPS a mezzo bonifico (come succede per la disoccupazione). Per le aziende con meno di cinque dipendenti il pagamento potrà avvenire solo da parte dell'INPS, bisognerà quindi portare un po' di pazienza perché è probabile che l'INPS non sarà rapidissima. Anche se il governo rassicura che i pagamenti verranno effettuati con la massima celerità, addirittura a partire già dal 15 aprile. In tutti i casi l’azienda non pagherà contributi per il periodo in esame, ma al lavoratore verrà riconosciuta la contribuzione figurativa valida a tutti gli effetti ai fini pensionistici. Insieme al sussidio verrà pagato pure il bonus Renzi. Gli Assegni Familiari saranno invece pagati ai soli dipendenti delle aziende con più di cinque dipendenti. La durata del trattamento è attualmente prevista in un massimo di 9 settimane decorrenti dal 23 febbraio e spendibili fino al 31 agosto secondo le necessità del datore di lavoro. Vista la situazione immaginiamo che tutte le aziende cercheranno di attivare ora, e non a luglio o agosto, il provvedimento.
Chi il lavoro invece non ce l’ha
Una cosa è certa: non c’è nessun prolungamento della disoccupazione.
Chi è attualmente disoccupato ed ha concluso la fruizione della NASPI potrà godere, a certe condizioni, di un sussidio di 600 euro per il solo mese di marzo. Riteniamo che, qualora l’emergenza continuasse, sarà adottato un nuovo decreto riguardante un nuovo sussidio per il mese di aprile. Le condizioni per accedere sono:
1) Aver perso il lavoro dopo il 1^ gennaio 2019. Questo serve ad evitare che goda del beneficio pure chi non ha mai lavorato o non ha lavorato recentemente;
2) Essere un dipendente stagionale. E qui si apre un mondo.
Le domande potranno essere presentate da mercoledì 1° aprile sul sito dell'INPS nella sezione dedicata alle prestazioni a sostegno del reddito (come già accade per l'indennità di disoccupazione). Due cose importanti:
1) Per chi non ha il PIN l'INPS ha introdotto un sistema semplificato che consente di richiedere questa sola prestazione in maniera immediata. Quindi chi ne fosse sfornito potrà chiedere il PIN online ricevendone la prima metà via SMS, questa metà sarà già sufficiente ad effettuare il login e chiedere i 600 euro. Per qualsiasi altra prestazione occorrerà invece ttendere l'arrivo della seconda metà del PIN via posta.
2) Non sarà necessario allegare alla domanda il modello SR163 (per intenderci quello contenente l'IBAN che si porta a vidimare in banca).
Cosa significa essere dipendenti stagionali
Dicevamo che occorre essere dipendenti stagionali. Noi a Capri viviamo nella percezione, per certi versi giusta, di essere tutti dipendenti stagionali. Purtroppo per legge antica e consolidata non è così. La qualifica di lavoratore stagionale discende da due possibili fonti:
1) Il DPR 1525 del 1963, che elenca tutta una serie di attività stagionali spesso ormai desuete. In questo elenco troviamo però le aziende turistiche che osservano periodi di chiusura di almeno settanta giorni consecutivi nell'anno (ad esempio i nostri alberghi);
2) I Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, qualora prevedano espressamente la stagionalità. Un esempio per tutti il contratto dei Pubblici Esercizi (bar, ristoranti, stabilimenti etc.). Tanti altri CCNL la stagionalità invece non la prevedono.
Tutti i lavoratori che non rientrano in queste tipologie, per quanto occupati in cicli stagionali, sono normali dipendenti a tempo determinato.
Da quanto si può comprendere al momento è solo a quanti lavoravano presso aziende con le caratteristiche della stagionalità (a prescindere dalla qualifica o dal livello di inquadramento), che verrà riconosciuto il sussidio. I grandi esclusi sono, almeno per ora, i dipendenti delle attività di commercio in senso stretto (i commessi e le commesse insomma).
Come farà l’INPS a verificare a chi spetta il contributo e a chi no lo vedremo nei prossimi giorni (ci sono diverse possibilità e tutte piuttosto tecniche).
I lavoratori autonomi
Anche per artigiani, commercianti e professionisti iscritti alla gestione separata INPS è previsto il sussidio da 600 euro. Anche per loro valgono le indicazioni relative al PIN ed al modello SR163. Per i soli artigiani e commercianti è previsto un credito di imposta che copra il 60% dell’affitto pagato a marzo. Funzionerà così: voi pagate l’affitto di marzo e il fisco vi scalerà dalle imposte future il 60% del canone di locazione pagato. Il locale che tenete in affitto deve necessariamente appartenere, per godere del beneficio, alla categoria catastale C/1. Sembra che nel prossimo decreto, previsto per aprile, il governo abbia intenzione di ampliare questo beneficio.
A tal riguardo appare utile fare cenno ad una voce che si sta diffondendo in questi ultimi giorni e che riguarda la sospensione del pagamento dei canoni di locazione. A parere di chi scrive si tratta di un'interpretazione assolutamente faziosa delle norme e, soprattutto, non assistita da validi presupposti giuridici. Non è da sottovalutare poi come una sospensione unilaterale del pagamento dei canoni di locazione commerciali sia evidentemente foriera di un deterioramento dei rapporti tra le parti contrattuali e di contenziosi dall'esito probabilmente nefasto. A ciò si aggiunga pure che chi non paga il canone di locazione non può poi accedere al credito d'imposta di cui sopra. Tralasciamo invece qualsiasi considerazione circa l'opportunità che un'associazione imprenditoriale nazionale faccia circolare, attraverso le sue emanazioni locali, una bozza di lettera relativa alla suddetta sospensione dei canoni.
I professionisti
E' notizia di queste ore (dopo la pubblicazione del relativo decreto ministeriale) che anche i professionisti iscritti alle casse di previdenza private (avvocati, commercialisti, architetti, farmacisti e chi più ne ha più ne metta)possono accedere all'indennità da 600 euro che deve però essere richiesta non all'INPS ma alla propria cassa di appartenenza. Per poter accedere al beneficio occorre aver avuto, nell'anno 2018, un reddito inferiore ai 35.000,00 euro o, in caso di reddito 2018 tra i 35.000,00 ed i 50.000,00 euro, aver subito nella prima parte di questo 2020 una riduzione del reddito, rispetto al primo trimestre 2019 di almeno il 33%
Per chi ha un mutuo o un prestito da pagare
È riconosciuta la possibilità, per i lavoratori autonomi e liberi professionisti, di chiedere la sospensione delle rate dei mutui sulla prima casa, dietro presentazione di apposita autocertificazione attestante la perdita, nel trimestre successivo al 21 febbraio 2020, di oltre il 33% del proprio fatturato rispetto all’ultimo trimestre 2019. (da valutare attentamente con il proprio commercialista e con il proprio istituto di credito in base ai regolamenti da esso applicati). La misura è limitata ai mutui di importo massimo di euro 250.000,00, ma sembra che la conversione parlamentare del Decreto dovrebbe innalzare tale soglia a 400.000,00 euro.
Sospensione rimborso prestiti Pmi: Il pagamento delle rate dei prestiti accordati da banche o altri intermediari finanziari alle Pmi e alle microimprese è sospeso fino al 30 settembre 2020. La data di restituzione dei prestiti non rateali con scadenza anteriore al 30 settembre 2020 dovrà essere rinviata fino a quest’ultima data. Le linee di credito accordate “sino a revoca” e i finanziamenti accordati a fronte di anticipi su crediti non possono essere revocati fino al 30 settembre. È in ogni caso richiesta la presentazione di un’autocertificazione con la quale la Pmi attesta di aver subito una riduzione parziale o totale dell’attività quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da COVID-19(Anche questa è da valutare con il proprio istituto di credito in base ai regolamenti da esso applicati)
I comuni
Per tutte le categorie di cui sopra ci saranno probabilmente misure di sostegno introdotte a livello comunale. Da Capri già si è annunciata la sospensione dei tributi comunali (resta da vedere per quanto tempo), mentre è auspicabile ed io ne ho piena fiducia che anche ad Anacapri si compia, in tempi rapidi, la stessa scelta. Il Comune di Capri ha per ora sospeso la riscossione di tutti i tributi comunali riservandosi poi l'emanazione di un nuovo calendario fiscale. Anche il Comune di Anacapri ha sospeso la riscossione dei tributi approvando un nuovo calendario fiscale interamente centrato sul secondo semestre dell'anno. Entrambi i Comuni, compatibilmente con la propria situazione finanziaria e con gli aiuti che arriveranno da Roma, annunciano future misure a sostegno soprattutto dei ceti più deboli e del comparto turistico. Intanto nell'ultima conferenza stampa il premier Conte ha annunciato il trasferimento, in tempi rapidi, ai comuni di fondi per venire incontro alle esigenze primarie dei cittadini più indigenti.
Secondo un vecchio adagio sarebbe dovuto venire Baffone ed invece è arrivato solo il Bafuogno.
Anche per chi in teoria sarebbe favorevole ad una rimodulazione dei sussidi di disoccupazione (che in passato hanno provocato qualche squilibrio nelle economie turistiche) e anche per chi crede che la soluzione debba essere locale o venire dagli imprenditori coraggiosi.