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Bonus Mamme 2025: come funziona il nuovo incentivo da 40 euro al mese

L’INPS, con la circolare n. 139/2025, ha introdotto un nuovo sostegno economico per le lavoratrici madri con due o più figli. Si tratta di un bonus da 40 euro al mese, destinato alle mamme dipendenti (escluso il lavoro domestico) e autonome che rispettano specifici requisiti.


Chi può richiedere il Bonus Mamme 2025

Hanno diritto al bonus:

• Mamme con due figli

  • Il più piccolo deve avere meno di 10 anni.

  • Vale per i mesi del 2025 in cui è attivo un lavoro dipendente o autonomo.

  • Reddito da lavoro fino a 40.000 euro annui.

• Mamme con tre o più figli

  • Il figlio più piccolo deve avere meno di 18 anni.

  • Bonus riconosciuto solo nei mesi in cui non è presente un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

  • Stesso limite di reddito (≤ 40.000 euro).

  • In alternativa, possono sfruttare l’esonero contributivo totale già previsto fino al 2026.


Quali lavori sono ammessi

Possono ottenere il bonus:

  • dipendenti pubbliche e private (tranne le lavoratrici domestiche),

  • autonome iscritte a casse professionali, gestioni autonome o Gestione separata,

  • lavoratrici in somministrazione e intermittenti.

Sono escluse le titolari di cariche sociali e le imprenditrici non iscritte all’AGO.


Importo e pagamento: quando arriva

Il bonus vale 40 euro per ogni mese del 2025 in cui si lavora, fino a 12 mensilità.
Non fa reddito e non incide sull’ISEE.

L’erogazione avviene:

  • a dicembre 2025 in un’unica soluzione per le mensilità gennaio–novembre;

  • entro febbraio 2026 per le domande presentate oltre i tempi utili, ma comunque non oltre il 31 gennaio 2026.


Come e quando fare domanda

La richiesta si presenta tramite:

  • portale INPS,

  • contact center,

  • patronati.

Scadenze:

  • 9 dicembre 2025: termine principale.

  • 31 gennaio 2026: per chi ottiene i requisiti dopo il 9 dicembre.

Dettagli
Alessandro Vinaccia
Economia
14 Novembre 2025

Naspi, lo sgambetto del Bonus Renzi. Attenzione al conguaglio di Luglio.

Quando si perde il lavoro, la NASpI rappresenta un importante sostegno economico. Ma c’è un dettaglio che molti ignorano: il trattamento integrativo (ex Bonus Renzi) può trasformarsi in una spiacevole sorpresa fiscale se non gestito correttamente.

 

🔍 Cos’è il trattamento integrativo?

 

Il trattamento integrativo è un bonus di 100 euro mensili destinato ai lavoratori dipendenti con reddito annuo inferiore a 15.000 euro. Anche chi percepisce la NASpI può riceverlo, ma solo se il reddito complessivo dell’anno rimane sotto quella soglia.

 

⚠️ Il rischio nascosto

 

Molti disoccupati, nel richiedere la NASpI, non rinunciano esplicitamente al bonus. L’INPS lo eroga automaticamente, mese dopo mese. Ma se nel corso dell’anno il reddito supera i 15.000 euro (magari per altri lavori, collaborazioni o redditi da locazione), ecco cosa può succedere:

  • Restituzione dell’intero bonus ricevuto durante l’anno.

  • Acconto IRPEF per l’anno successivo, calcolato anche sul bonus percepito.

  • Trattenute elevate nel cedolino di luglio, in sede di conguaglio fiscale, che possono superare i 1.000 euro.

 

📅 Perché luglio è critico?

 

Il mese di luglio coincide con il conguaglio fiscale derivante dalla dichiarazione dei redditi. Se il contribuente ha superato la soglia dei 15.000 euro, il sistema fiscale recupera quanto dovuto in un’unica soluzione, generando trattenute molto pesanti.

 

✅ Cosa fare per evitare problemi

 

La soluzione è semplice ma poco conosciuta a chi fa autonomamente le domande sul sito dell'Inps : rinunciare preventivamente al trattamento integrativo al momento della domanda NASpI. Questo si può fare direttamente dal portale INPS, evitando così spiacevoli sorprese future.

Bisogna farlo ogni anno nel quale si rinuncia al bonus, quindi se per esempio lo facciamo a Novembre di quest'anno, a Gennaio del nuovo anno sarebbe sempre opportuno ripetere l'operazione: sul portale basta cercare "Rinuncia al trattamento integrativo" ed in pochi click si effettua la rinuncia.

 

📝 Conclusione

Se stai percependo la NASpI, verifica subito se stai ricevendo il trattamento integrativo e valuta se rinunciarvi. A volte, prevenire è davvero meglio che versare.

Dettagli
Alessandro Vinaccia
Economia
10 Novembre 2025

L'altra faccia del carovita

Il caro-vita sull'isola di Capri sembra fuori controllo, le bollette sono molto care, viveri e merci costano più della vicina terraferma e i fitti sono alle stelle per effetto della macchina turistica che da' ricchezza a chi ha capitali e proprietà e toglie a chi cerca una casa in affitto e ha uno stipendio normale.

 

Chi non guadagna abbastanza e/o non ha una casa di proprietà valuta seriamente se rimanere o lasciare l'isola, a malincuore. "E' il mercato, bellezza", l' infinita ragnatela di liberi scambi tra persone, che spesso nemmeno vengono controllati nella loro liceità, può essere molto crudele.

 

Ma davvero a Capri staremmo meglio se i fitti fossero più bassi? La chiusura recente di una panetteria ha fatto sbottare molti: quando le spese fisse sono così alte da far chiudere chi vende un bene primario, che futuro ha questa comunità?

 

Eppure il carovita e i fitti alle stelle in questi anni hanno rappresentato una poderosa barriera all'entrata contro un fenomeno molto diffuso: l'invasione delle attività cinesi, che non hanno trovato conveniente fin ora aprire a Capri, quando, invece, hanno sfondato nella vicinissima Sorrento. Sia chiaro non abbiamo nulla contro i cinesi, ma qualche problemino lo creano quando colonizzano l'economia di un posto, non rispettano le norme vigenti, creano un economia sommersa, immettono nel mercato prodotti scadenti/tossici, livellano in basso, al livello rasoterra, prezzi e qualità, e alla fine riportano i capitali in Cina.

 

E allora la domanda che ci dovremmo fare è la seguente, a Capri staremmo meglio con i negozi cinesi (con i dipendenti Srilankesi) come è accaduto a Roma , a Venezia, a Firenze e in tutte le città d'arte italiane?

 

Recentemente ci sono state anche grosse difficoltà a reperire alloggi per i lavoratori che vengono da fuori, e per questa ragione i residenti hanno goduto di un piccolo vantaggio nel mercato del lavoro. Il problema allora non sono i costi alti, perché, nonostante le grosse difficoltà per le famiglie, l'equilibrio attuale non è tanto male.

 

Non è che l'economia dell'isola non sia stata affatto colonizzata in questi anni, i grossi capitali che sono entrati hanno ridotto l'isola a quel lunapark aperto solo sei mesi l'anno, che purtroppo conosciamo bene, ma il livello dei servizi offerti sull'isola è molto alto e questo consente stipendi decenti.

 

 

Ci siamo domandati allora cosa potrebbero fare le amministrazioni dell'isola per difendere la comunità e consentire agli isolani di riappropriarsi di parte di questa ricca economia, senza alterare l'equilibrio creato. Abbiamo pensato che, forse, potrebbe essere utile un fondo di garanzia comunale per i residenti di lunga data per accedere a mutui e fidi bancari. Consentire di accedere al credito a chi altrimenti avrebbe difficoltà, permetterebbe di aprire nuove attività di Capresi o aiutare le famiglie capresi a comprare una casa di proprietà (e allo stesso tempo di commerciare immobili altrimenti chiusi ed invendibili) sottraendo queste possibilità alle speculazioni di chi viene da fuori e ha il solo interesse di spremere il più possibile questo scoglio. Voi che ne pensate?

Dettagli
Alessandro Vinaccia
Economia
18 Novembre 2019

NASPI 2016: istruzioni per l'uso

L'estate è ormai finita e mano a mano arrivano a scadenza anche i classici contratti di lavoro "stagionali". E' dunque di nuovo tempo di preparare la domanda di disoccupazione, tenendo conto però delle novità di quest'anno.

I requisiti per fruire dell'indennità sono gli stessi dello scorso anno: bisogna aver accumulato almeno 13 settimane di lavoro negli ultimi quattro anni ed almeno trenta giorni nel 2016. I primi otto giorni di disoccupazione non sono indennizzabili, avete quindi tempo fino all'ottavo giorno successivo alla scadenza del contratto di lavoro per presentare la domanda senza perdere giornate indennizzate. Il sussidio sarà pari al 75% della retribuzione media percepita durante il rapporto di lavoro e avrà di regola una durata pari alla metà del periodo lavorato, a meno che non abbiate accumulato arretrati nell'ultimo quadriennio o non possiate beneficiare di una piccola deroga prevista anche quest'anno per alcuni lavoratori del settore turismo.

Vediamo dunque cosa fare passo per passo:

1) LA DOMANDA

In questa fase nulla cambia rispetto allo scorso anno. Occorre accedere alla sezione del sito INPS riservata alle prestazioni a sostegno del reddito con il proprio PIN personale, scegliere NASPI nel menu laterale ed inserire una nuova domanda. Il sistema dovrebbe già riportare correttamente i dati relativi al vostro ultimo rapporto di lavoro, in caso contrario dovete inserire manualmente i dati aggiornati. Successivamente il sistema vi porrà alcune domande, in particolare vi chiederà se pensate, durante la fruizione della NASPI, di avviare un nuovo rapporto di lavoro, intraprendere un'attività di lavoro autonomo o effettuare prestazioni retribuite con i voucher lavoro. Potrete inoltre scegliere se richiedere le detrazioni fiscali per lavoro dipendente e familiari a carico ed eventualmente gli assegni per il nucleo familiare.In questa fase potrete anche allegare alla domanda il modello SR163 (vedi punto 3) che attesta la rispondenza del codice IBAN indicato nella domanda al codice fiscale del beneficiario e che deve essere vidimato dalla banca di riferimento, come previsto dal messaggio INPS n. 1652 del 14/04/2016. Non è dunque assolutamente necessario, salvo impedimenti, consegnare a mano il modello, ingrossando le già consistenti file allo sportello INPS.Una volta completato l'iter non dovrete far altro che inviare la domanda e conservare la ricevuta: vi servirà per le successive fasi 2 e 3.


2) CONTATTARE IL CENTRO PER L'IMPIEGO

La principale novità di quest'anno è l'obbligo di contattare il centro per l'impiego (ex collocamento) affinché questo vi possa proporre un patto di servizio personalizzato che dovrebbe prevedere corsi di formazione e riqualificazione professionale nonché eventuali offerte di lavoro. Non temete: il sistema disegnato dal jobs act è ancora lontano dall'essere messo in pratica ed il risultato pratico è che difficilmente qualcuno vi contatterà quest'anno per proporvi pallosissimi corsi o addirittura un posto di lavoro. In ogni caso resta l'obbligo di contattare il centro per l'impiego entro quindici giorni dalla domanda di NASPI e con l'ufficio di Capri ormai chiuso questo può essere un problema. Niente paura però: basta scaricare il modulo da questo link https://www.altroparlante.com/archiviodocumenti/modulopercollocamento2016.pdf , stamparlo, compilarlo ed inviarlo all'indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. insieme ad una copia del vostro documento d'identità ed alla ricevuta della domanda di disoccupazione.

Nel caso in cui non abbiate computer, mail, smartphone, cosa che se ci state leggendo ci sembra a dire il vero piuttosto improbabile, potete comunque inviare il modello, la carta d'identità fotocopiata e la ricevuta della domanda via raccomandata al Centro per l'Impiego di Sorrento, Via San Francesco n. 8, 80067, Sorrento.

In ogni caso è assolutamente inutile nonché sconsigliato recarsi di persona al Centro per l’impiego, comportamento che, anzi, non fa altro che rallentare il lavoro dei funzionari preposti.


3) IL MODELLO SR163

Un ultimo passo e potrete finalmente cominciare ad aspettare con ansia la vostra disoccupazione.
Altra novità di quest'anno è la necessità di confermare il codice IBAN che avete indicato nella vostra domanda di disoccupazione. Bisogna dunque compilare il modello SR163 disponibile al link qui sotto.

https://www.inps.it/portale/default.aspx?imenu=107&&idarea=4&idlingua=1&ipagina=2

Dopo averlo stampato e compilato dovrete portare questo modello nella banca dove avete acceso il conto corrente indicato nella domanda e farvi certificare con un timbro che quell'IBAN è davvero riconducibile al vostro codice fiscale. Dopo essere passati in banca, se non avete già allegato il modello vidimato alla domanda, come suggerito nel punto 1, potrete consegnarlo allo sportello INPS allegando anche qui una copia della ricevuta della domanda NASPI.


A questo punto dovrebbe essere tutto, ma come sapete ci vorrà comunque un po' di tempo perché i quattrini arrivino sul vostro conto corrente.

Dettagli
Ferdinando Maresca
Economia
10 Ottobre 2016

Capri: paradiso caro, stipendi leggeri. Questa non è la Svizzera

Capri è un’isola incantevole, simbolo di bellezza mediterranea e di esclusività. Ma vivere in paradiso ha un prezzo, e non tutti possono permetterselo.

Il costo della vita sull’isola è nettamente superiore alla media italiana: affitti, generi alimentari, ristoranti, servizi artigianali e professionali hanno prezzi che rispecchiano un’economia turistica di lusso, più che una realtà quotidiana per i residenti.

Tuttavia, il reddito medio di chi lavora a Capri è ben lontano dai livelli “da jet set”.
Secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze (2023), il reddito medio dichiarato nel Comune di Capri è di circa 31.853 euro lordi all’anno, poco più di 2.650 euro al mese. Una volta detratte imposte e contributi, il reddito netto medio di un lavoratore dipendente si aggira intorno ai 1.500–1.700 euro mensili, spesso per soli 8–9 mesi all’anno, a causa della forte stagionalità del lavoro.

In confronto, il reddito medio netto in Italia è di circa 1.650 euro al mese (fonte: ISTAT 2023). Ma a Capri il potere d’acquisto reale è inferiore, poiché il costo della vita è sensibilmente più alto: affitti, beni e servizi costano in media dal 20% al 40% in più rispetto alla terraferma campana.


Costo della vita e potere d’acquisto: due facce della stessa medaglia

Il costo della vita indica quanto si spende per i beni e servizi essenziali;
il potere d’acquisto misura invece quanto si può realmente comprare con un certo reddito.
Quando i prezzi crescono ma gli stipendi restano fermi, il potere d’acquisto si riduce — e questa è la realtà quotidiana di molti capresi.

In Italia i salari medi reali, corretti per l’inflazione, sono fermi da oltre vent’anni, mentre in paesi come Svizzera, Germania o Francia sono cresciuti del 20–30%. Le cause sono note: scarsa produttività, politiche industriali inefficaci, evasione fiscale, bassa innovazione tecnologica e un mercato del lavoro frammentato.


Capri contro Lugano: due mondi vicini, due economie lontane

Per capire la distanza economica, basta un confronto simbolico con Lugano, in Svizzera italiana — altra località turistica di lusso, ma con un sistema salariale e fiscale completamente diverso.

Secondo il sito Numbeo (dicembre 2023):

Indicatore Lugano Capri*
Indice del costo della vita (escl. affitto) 120,0 ~87,0
Indice degli affitti 48,4 ~29,0
Indice del costo della vita con affitto 85,8 ~59,0
Reddito medio mensile netto € 4.880 € 1.500

*Valori stimati sulla base di Napoli e del costo medio di beni e servizi a Capri.

Il costo della vita a Lugano è più alto, ma il reddito medio lo è quasi tre volte tanto.
In termini di potere d’acquisto reale, un lavoratore di Lugano può permettersi circa il triplo dei beni e servizi di un lavoratore caprese.


Quale tenore di vita?

Per avvicinare il potere d’acquisto di Lugano, a Capri gli stipendi dovrebbero aumentare di circa +180%, oppure i costi — in particolare quelli abitativi — dovrebbero diminuire di almeno −40%.

Questo spiega perché, sull’isola, molti residenti riescano a vivere solo se:

  1. hanno una casa di proprietà, evitando gli affitti proibitivi;

  2. guadagnano più della media lavorando nel turismo o in attività autonome;

  3. integrano con lavori stagionali o trasferendosi altrove d’inverno.


Un’isola splendida, ma fragile

Capri resta un luogo unico, ma anche un laboratorio sociale dove la forbice tra ricchezza e precarietà è più visibile che altrove.

Molte aziende pretendono dall’isola profitti altissimi ogni estate, ma investono poco per allungare la stagione o migliorare le condizioni dei lavoratori. I prezzi salgono, gli stipendi restano fermi, e chi vive qui tutto l’anno spesso si trova stretto tra turismo di lusso e salari da sopravvivenza.

Finché non si troverà un equilibrio tra valore turistico e dignità economica, Capri resterà sospesa tra due realtà: un paradiso per chi arriva, un sacrificio per chi resta.

Dettagli
Alessandro Vinaccia
Economia
17 Gennaio 2024

Presentazione del libro "Il Negozio Perfetto: Dalla Teoria alla Pratica"

E' stato pubblicato in questi giorni la prima edizione di "Il Negozio Perfetto: Dalla Teoria alla Pratica. Guida alla gestione consapevole di un negozio e alla massimizzazione del profitto". dell'altro-parlante Alessandro Vinaccia

Si tratta di un manuale compatto, ma prezioso per gli spunti, sulla corretta gestione di un negozio. Spazia dal marketing all'analisi di bilancio, dalla organizzazione aziendale alla teoria dei giochi, rimanendo sempre semplice nella lettura.

Lo si può trovare su Amazon.it sia in versione ebook che cartacea:

https://www.amazon.it/dp/B08288Y4F4

 

Proponiamo di seguito le prime pagine e l'indice del volume per chi fosse interessato alla materia:

"Il negozio perfetto esiste? Premesso che la perfezione assoluta appartiene, forse, solo al mondo delle idee, esiste una corposa e robusta letteratura economica che si può applicare alla gestione di un negozio per aumentare la profittabilità. Le conoscenze teoriche che si possono applicare per migliorare la gestione di un negozio, anche il più piccolo, sono veramente tante: spaziano dal controllo di gestione al marketing, dalla organizzazione aziendale alla teoria dei giochi . Eppure, la realtà ci dice che ci sono negozi, tutt’altro che perfetti, che hanno colto un’opportunità di mercato e che operano giornalmente con buoni risultati, e negozi aperti scientificamente (dopo lo studio e l’analisi del mercato, del visual, del marketing ecc ecc) che poi si scontrano in maniera fallimentare con un mercato divergente dallo scenario ipotizzato. Saper osservare e interpretare l’ambiente circostante è un’abilità che chi vuole fare l’imprenditore deve tenere sempre ben allenata. Non tutto quello che si può fare è sempre necessario, e non tutto quello che sarebbe utile si può fare nel breve tempo. Imparare a scegliere le giuste tappe nel percorso di crescita è l’obiettivo di questo manuale, scritto con tanta umiltà da un negoziante per altri negozianti. Sappiamo bene, infatti, che fare il negoziante è un lavoro che richiede tanti sacrifici, molteplici competenze e un briciolo di fortuna. Personalmente ho studiato tanto ai tempi dell’università e non mi sono mai fermato, approfondendo la materia con corsi post laurea, ma le conoscenze accumulate non sembrano mai abbastanza, perché il mondo si evolve continuamente ed un giorno ti svegli e scopri che è necessario anche saper fare belle foto ai prodotti, produrre di piccoli video e lanciarli sui social media. Da più di 13 anni mi occupo di commercio retail a Capri e osservo sempre i negozi dei grandi marchi per imparare qualcosa. Ebbene, una cosa che ho imparato è che negozi studiatissimi, con alle spalle le risorse di grandi Holding internazionali della moda, possono chiudere bottega in pochi anni, anche se sulla carta sembravano possedere tutte le carte in regola per il successo. Succede anche questo. Ci possono essere negozi “bruttini” che lavorano bene e negozi “fighissimi” che non lavorano abbastanza da resistere alle spese fisse. Tra le variabili fuori controllo che possono determinare la chiusura di un negozio possiamo citare: situazioni di conflitto tra gli addetti alle vendite, entrata inaspettata di nuovi concorrenti, cambiamento del contesto urbano dove è collocato il negozio, risposta fredda del target di riferimento, prezzi/target sbagliati, margini di guadagno sulle vendite non adeguati alle spese fisse ecc ecc. Come un cacciatore che carica tante “trappole” per catturare gli uccellini, nel mondo della distribuzione retail ci sono tanti aspetti che il negoziante/manager può curare per soddisfare i propri clienti e stimolare gli acquisti. Seguendo la metafora della caccia, però, ci possono essere situazioni in cui non c’è tempo per piazzare le “trappole” ma bisogna agire subito e altre 3 situazioni dove il mercato è saturo o la domanda anestetizzata, in cui alcune pratiche, seppur ottime in teoria, non funzionano come dovrebbero e anzi aggravano il conto economico di spese non recuperabili. Si aggiunga a questo quadro l’alea, ovvero la componente fortuna/sfortuna che può spiazzare anche il miglior negoziante del mondo. Tenete conto che queste prime pagine sono state scritte in un giorno di allerta meteo in tutta Italia, dove è stato impossibile aprire i negozi, a causa delle raffiche di vento e le strade allagate; si festeggia se non si hanno avuto danni. Incassi zero per i fortunati, danni, anche seri, per alcuni. Spesso si trova nella letteratura accademica la definizione che il mondo che ci circonda non è perfetto e quindi ciò che funziona nei modelli economici è solo una approssimazione di ciò che accadrà nella realtà. Così, la gestione di un negozio è soggetta ad una miriade di variabili, alla fortuna e alla sfortuna, e a volte ci vorrebbe la “palla di cristallo” per indovinare il futuro e prendere le decisioni giuste. Ma agire e cercare di migliorare i vari aspetti della gestione può essere l’unica arma in mano all’imprenditore per resistere agli infortuni di percorso, alla grande dinamicità del mercato e agli umori della clientela. Possiamo affermare, allora, che migliorando i vari aspetti del nostro punto vendita, andiamo a migliorare le nostre performance intese sia come fatturato che utile netto. Tutto questo si può tradurre in una lunga vita del negozio capace di resistere ai periodi di crisi e portare a casa grandi risultati nel medio periodo. Questo manuale, senza pretese di essere esaustivo in tutte le tematiche, vuole stimolare una riflessione sui punti ritenuti fondamentali della gestione, in modo da dare al negoziante gli strumenti necessari per migliorare il proprio lavoro e il proprio profitto."

 

Indice: 1.1 Il negozio a servizio del cliente. (pg.6) 1.2 Il ciclo di vita dei prodotti. (pg.10) 1.3 Riepilogo. (pg.12) 2.1 I vari comportamenti d’acquisto. (pg.13) 2.2 Asimmetria informativa e costi cognitivi. (pg.17) 2.3 La formula della fiducia. (pg.19) 2.4 La guerra dei prezzi. (pg.21) 3.1 L’identità del negozio. (pg.25) 3.2 L’identità visiva: il marchio. (pg.26) 3.3 L’identità visiva: il visual. (pg.29) 3.4 L’identità olfattiva e l’identità musicale. (pg.34) 3.5 L’importanza delle luci. (pg.36) 3.6 Elementi di Visual Merchandising. (pg.37) 3.7 Il potere dell’esposizione. (pg.43) 4.1 La catena del valore. (pg.44) 4.2 Il negozio al centro della rete. (pg.46) 4.3 La mission del negozio. (pg.48) 4.4 La sindrome da Burn-out. (pg.49) 4.5 Assortire il magazzino secondo il calcolo delle probabilità. (pg.50) 5.1 Le strategie di prezzo. (pg.54) 5.2 La negoziazione. (pg.56) 5.3 Il meccanismo della reciprocità. (pg.60) 5.4 Teoria contro realtà. (pg.62) 5.5 La gestione dei saldi.(pg.63) 6.1 KPI e riclassificazione di bilancio. (pg.66) 6.2 Il triangolo di Du Pont. (pg.69) 6.3 Indice di rotazione del magazzino. (pg.71) 6.4 Il Break Even Point. (pg.72) 6.5 La leva operativa.(pg.74) 6.6 Durata media dei debiti commerciali. (pg.77) 6.7 Acid test. (pg.78) 7. Tutto si riduce ad un problema di massimizzazione vincolata. (pg.81) 

Dettagli
Economia
01 Marzo 2019

Un modello di Finanza contrapposto al nostro

Dalla caduta del muro di Berlino, 1989, fino ad oggi, la lunga marcia del capitalismo occidentale ha portato la finanza a concentrarsi su un modello unico che veniva considerato “invincibile”. La crisi del credito che ha tempestato l’economia e la finanza occidentale nel triennio 2007-2009, e da cui ancora fatichiamo ad uscire, ha svelato come in realtà questo modello aveva delle grosse carenze.
Qualche tempo fa, come tesi di laurea per l'Università, mi venne suggerito di analizzare un modello di finanza contrapposto al nostro, per evidenziarne gli aspetti negativi e quelli positivi: il modello della finanza Islamica. Negli ultimi vent' anni, la Finanza Islamica è l’unica vera alternativa sviluppatasi al modello occidentale e se oggi tutto quello che ruota intorno all'Islam fa un po' paura perché erroneamente si collega automaticamente alle gesti folli del terrorismo, scoprii, all'epoca, un modo di approcciarsi alla finanza fatto di saggezza ed etica che è andato rovinosamente perduto in occidente. Gli scandali bancari degli ultimi tempi e gli Stati che non sanno minimamente come gestire le voragini create dai banchieri, sono il triste risultato di un occidente che ha perso la bussola e naviga a vista (magari con più calma parleremo delle norme del bail-in e del burden sharing volute dalla Unione Europea e che si sono rivelate a pochi mesi dall'attuazione, a dispetto delle previsioni, un vero fallimento perché estranee al corpo delle leggi dei singoli stati membri e generatrici di situazioni di profonda ingiustizia sociale in quei paesi in cui, negli anni passati, gli organi di controllo hanno omesso di vigilare sul sistema bancario).


Per comprendere quale filosofia stia dietro al sistema bancario islamico, bisogna sapere che il modello è basato sulla legge coranica che vieta alcuni prodotti che sono prodotti fondamentali del sistema capitalista quale, per esempio, il tasso d'interesse (riba), oppure gli investimenti in attività che comportino irragionevole incertezza (gharar), la speculazione (maisir) e gli investimenti in attività economiche definite proibite dal corano (haram) quali la produzione di alcolici e tabacco. Un sistema finanziario ed economico che rispecchiasse i principi coranici è stato per secoli argomento di dibattito tra economisti e studiosi religiosi musulmani. Rimasta però un po' lettera morta, la discussione si accende verso la fine del diciannovesimo secolo, con il processo di colonizzazione. Questo è il momento nel quale le banche occidentali iniziano a stabilirsi nel mondo musulmano e chiaramente sia il mondo degli affari che gli individui cominciano a farne uso. Le autorità religiose emettono delle “fatwa”, editti che sconsigliano alla popolazione di utilizzare le banche occidentali perché ree di violare i divieti coranici (riba, gharar, maisir, haram). Agli inizi degli anni cinquanta in Egitto si inizia a strutturare un nuovo sistema, ma la sua applicazione incontra un ostacolo di tipo monetario: l’Egitto e gli altri paesi musulmani negli anni cinquanta sono fondamentalmente paesi molto poveri che non hanno quindi quel volume iniziale monetario per dar vita ad un sistema finanziario alternativo. Tuttavia continua il dibattito accentrato su un sistema nuovo, non più basato sul tasso d'interesse, che va oltre il “Riba” (che viene considerato uno strumento d'usura come nella tradizione cristiana delle origini) e che nello stesso tempo incorpora al suo interno i principi dell'Islam quali la Zakat ( tassa volontaria che viene versata ogni anno per aiutare i poveri, lo sviluppo della società, e i viandanti pellegrini verso la Mecca). Eppure due progetti molto interessanti vengono realizzati negli anni Cinquanta: uno in Egitto e l'altro in Malesia. Sono i primissimi esempi di finanziamento attraverso un sistema islamico: il primo è un progetto in Egitto per costruire delle abitazioni per la popolazione più povera, il secondo è organizzato da una associazione religiosa sponsorizzata dallo Stato in cui vengono utilizzati i risparmi della popolazione per finanziare il pellegrinaggio alla Mecca di quei fedeli che altrimenti non ne avrebbero le risorse. Si nota già in embrione il concetto fondamentale della finanza islamica di compartecipazione tra istituto bancario (o struttura finanziaria), l'individuo e la comunità, che assomiglia molto al credito cooperativo della cultura occidentale (che in Italia il Governo Renzi, attualmente, sta smantellando).

Fino alla metà degli anni settanta questi progetti rimangono sporadici perché, come già detto, mancava una base monetaria. Tanto è vero che negli anni sessanta un banchiere, a cui chiesero cosa ne pensasse delle banche islamiche, pronunciò queste parole: “E' come il whisky islamico”. Ossia per quegli anni la creazione di un sistema finanziario islamico era una contraddizioni in termini e difficilmente sembrava avverabile. Tutto cambia negli anni 1973-1974 quando la prima crisi petrolifera genera un flusso incredibile di denaro da occidente verso oriente, in particolare verso quei paesi produttori di petrolio. Una parte importante di questo flusso ritorna in occidente sottoforma di investimenti in Buoni del Tesoro americani (il cosiddetto riciclaggio dei petrol-dollari ideato del Fondo Monetario che attutisce l'impatto dello shock petrolifero nel breve periodo) mentre una piccola parte rimane nei paesi musulmani e viene utilizzata per creare la prima banca islamica. Nel 1974 nasce la prima banca islamica, la “Islamic Development Bank”, creata per volontà dell' Arabia Saudita, Algeria e Somalia, che adotta ufficialmente quale sistema di controllo finanziario la Shari'a. Obiettivo di questa banca è far sì che i paesi musulmani più poveri possano sia in Africa che in Asia poter attingere a dei fondi che sono depositati dai paesi ricchi; ricalcando un modello di una banca di sviluppo tradizionale.

La struttura poggia tutta su un comitato, lo Shari'a Board, che è composto da banchieri ma anche da studiosi religiosi (in italiano lo potremmo tradurre come il consiglio d'amministrazione della Shari'a) che controlla se tutti prodotti venduti dalla banca siano conformi alla legge islamica e che non vadano contro i principi etici della Shari'a (riba, gharar, maisir e haram).
Questo tipo di sistema non deve essere visto come una sorta di controllo o di censura, anzi, protegge l'individuo investitore. Per maggior chiarezza prendiamo un esempio.
La Philip Morris, società che produce sigarette, fino a qualche anno fa era proprietaria della Kraft: se qualcuno investiva i propri soldi in un fondo d'investimento, poteva accadere che questo venisse investito in azioni della Kraft a tutto beneficio, in realtà, della Philip Morris. Magari c'è stato qualcuno che era contrario al fumo ma che ha finanziato inconsapevolmente la Philip Morris in questo modo. Un processo di questo tipo non può avvenire in una banca islamica perchè su ogni operazione avviene il controllo da parte dello Shari'a Board. Uno dei problemi fondamentali della crisi attuale è che le banche hanno subito una sorta di metamorfosi, quindi da istituti di credito che raccolgono il risparmio e lo ridistribuiscono all’interno della società, e quindi che hanno una funzione sociale oltre ad essere aziende a scopo di lucro, sono diventate essenzialmente delle società che giocano in borsa, trasformandosi in operatori di borsa ad alto rischio. La parte finanziaria della banca ha preso il sopravvento sulla parte commerciale. In una banca Islamica tutto questo non può avvenire, proprio perché questo consiglio d’amministrazione della Shari’a controlla anche le divisioni che esistono tra sezioni commerciali e sezione finanziaria. I risparmi quindi raccolti dalla banca commerciale difficilmente finiscono nella parte finanziaria senza chiaramente la volontà dell’individuo di fare ciò. In ogni caso nel sistema bancario islamico la speculazione fine a se stessa non esiste e quindi si tratta di un’attività d’investimento nell’economia reale capace di produrre ricchezza. Il denaro deve essere sempre investito nell’economia reale, ed è questo il principio dei Sukuk, prodotti finanziari islamici che possono avere i connotati delle obbligazioni o delle azioni ma che sono sempre relazionate ad un’attività reale. Va da sé che la cartolarizzazione del debito così come è avvenuta in occidente, (quindi praticamente la vendita di un debito da una banca all’altra, la produzione di obbligazioni da pacchetti di mutui che poi diventano uno strumento della cartolarizzazione da una banca all’altra), nel sistema bancario islamico non può accadere. Questo ci porta ad analizzare un altro elemento importante delle differenze che esistono tra i due sistemi: nella finanza islamica abbiamo principalmente la condivisione del rischio, ossia tra la banca e il cliente esiste un rapporto di cooperazione che li rende soci in affari. Quindi esiste una forte componente sociale all’interno del sistema finanziario, mentre, invece, nel nostro sistema è esattamente il contrario.

Il modello occidentale è basato infatti sul concetto di massimizzare i profitti e minimizzare le perdite attraverso la differenziazione del rischio, il rischio viene quindi venduto, viene spostato progressivamente proprio per raggiungere questo obiettivo.
Nel caso della finanza islamica, quando per esempio si stipula un operazione assimilabile al mutuo, si stabilisce una relazione tra il cliente e la banca che non può essere scissa, che inizia con l’acquisto della casa da parte della banca e finisce nel momento in cui il soggetto che ha contratto il mutuo riesce a pagarne tutte le rate. Bisogna precisare che queste non sono basate sul tasso d’interesse (che viene considerato Riba) ma che si tratta più di un affitto a riscatto: quindi si stabilisce qual è l’ammontare totale, si divide per ogni mensilità e si paga. Tale rapporto vincola i due soggetti e non può essere in nessun modo scisso, quindi il trasferimento del debito per mezzo di cartolarizzazione non è concepito, e tale impostazione rende immune il modello da eventuali comportamenti opportunistici (dai quali è scaturita la crisi dei sub-prime).

Un’ altra differenza interessante ruota intorno al concetto della famosa “mano invisibile” di Adam Smith . Egli afferma che ogni individuo nella società persegue l’interesse personale, vuole massimizzare il profitto e minimizzare le perdite. Motore principale del sistema liberista diviene quindi l’egoismo: provvidenzialmente, però, attraverso la somma dei comportamenti egoistici di tutti gli individui si giunge a perseguire l’interesse della collettività.
Fino al 2008 si pensava che questa mano magica fosse infallibile, tutti gli economisti ne discutevano, addirittura nel 2006 Greenspan disse che era un miracolo che in un sistema finanziario così complesso, dove ci sono tre miliardi di transazioni giornaliere, la teoria della mano invisibile funzionasse così bene. Adesso, purtroppo, sappiamo, che l’egoismo di pochi può battere la mano invisibile, ed è stato uno shock.
La finanza islamica invece si basa su un concetto contrapposto alla mano magica, non esiste il concetto di comportamento egoistico, esiste un concetto di tribalismo, ossia di coesione tra gli individui, di aiuto reciproco all’interno della comunità. La parola tribale quindi si svuota delle connotazioni negative che siamo soliti attribuirgli e acquisisce un significato estremamente positivo quanto insolito all’interno un sistema bancario.

 

Bibliografia:

Alessandro Vinaccia - La Finanza Islamica: analisi di un modello contrapposto - (2011)

Dettagli
Alessandro Vinaccia
Economia
10 Maggio 2016

Il lavoro e la disoccupazione ai tempi della quarantena

Una doverosa premessa

In questo momento parlare di soldi non è che sia proprio una cosa tanto intonata alla situazione generale, ma nondimeno è necessario, viste le giuste preoccupazioni di imprenditori e lavoratori, che si aggiungono a quelle di tutti noi per l’epidemia da coronavirus.

Partiamo dicendo che, nel momento in cui scrivo, il decreto con le misure a sostegno dell’economia c’è ma non si vede è stato ormai pubblicato da tempo in Gazzetta Ufficiale e possiamo avere un'idea chiara di quello che contiene, cosa peraltro non agevolissima. Siamo infatti tutti in attesa che il provvedimento annunciato ieri venga pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed assuma, da quel momento, forza di legge. Accadrà nelle prossime ore.

Alla pubblicazione del decreto sono poi finalmente seguite le circolari applicative emesse dall'INPS e l’aggiornamento del software INPS per la presentazione delle varie domande. Questo accadrà, ottimisticamente, nel giro di pochi giorni.

Dalla premessa ne discende che, al momento, parliamo di misure il cui funzionamento pratico non è ancora ben delineato il funzionamento dei vari strumenti è piuttosto ben delineato. Corriamo quindi ancora il rischio di dire qualche minchiata ma a questo punto sarebbe solo colpa nostra. Comunque, mano a mano che avremo notizie più precise, continueremo ad aggiornare questo articolo dandone riscontro a voi affezionati lettori dell'AltroParlante.

Una altrettanto doverosa raccomandazione

Continua a non essere assolutamente necessario che corriate presso i professionisti che vi seguono per presentare istanze e domande, perché:

1) Non c’è domanda che si possa fare al momento; Tutte le domande si fanno online;

2) Dovete stare a casa. Ammassarvi dentro o fuori uno studio professionale è solo un’ottima occasione di contagio. E visto che prima il contagio lo fermiamo, prima possiamo forse immaginare di far partire la stagione turistica è meglio che non uscite. Peraltro mail, whatsapp e tutto il resto vi consentono di mettervi in contatto coi vostri consulenti senza cacciare il naso fuori dalla porta.

Chi un lavoro ce l’ha

Cominciamo da quelli che attualmente sono inquadrati come dipendenti di un’azienda.

Vista la chiusura temporanea di quasi tutte le attività è molto probabile che in questi giorni stiate vivendo un periodo di ferie forzate. La notizia  ormai nota è che non perderete né il lavoro né lo stipendio.

Il decreto 18/2020 vieta innanzitutto i licenziamenti per motivi economici effettuati a partire dalla data di pubblicazione e quindi dal 17 marzo. Perciò non c’è pericolo che perdiate il posto.

Inoltre il decreto prevede, per tutte le imprese, ma solo in riferimento ai lavoratori assunti prima del 23 febbraio, l’utilizzo di due strumenti a tutela degli stipendi: il Fondo di Integrazione Salariale e la Cassa Integrazione in deroga. I due strumenti funzionano in maniera simile ed il fatto che ne venga usato uno piuttosto che l’altro dipende dalle dimensioni dell’azienda.

In breve questo significa per i lavoratori ricevere l’80% della paga normale con un massimale di circa 1.190,00 euro lordi. Il pagamento avverrà, per le imprese con più di cinque dipendenti, a discrezione dell’azienda, direttamente da parte del datore di lavoro (come una normale busta paga) oppure da parte dell’INPS a mezzo bonifico (come succede per la disoccupazione). Per le aziende con meno di cinque dipendenti il pagamento potrà avvenire solo da parte dell'INPS, bisognerà quindi portare un po' di pazienza perché è probabile che l'INPS non sarà rapidissima. Anche se il governo rassicura che i pagamenti verranno effettuati con la massima celerità, addirittura a partire già dal 15 aprile. In tutti i casi l’azienda non pagherà contributi per il periodo in esame, ma al lavoratore verrà riconosciuta la contribuzione figurativa valida a tutti gli effetti ai fini pensionistici. Insieme al sussidio verrà pagato pure il bonus Renzi. Gli Assegni Familiari saranno invece pagati ai soli dipendenti delle aziende con più di cinque dipendenti. La durata del trattamento è attualmente prevista in un massimo di 9 settimane decorrenti dal 23 febbraio e spendibili fino al 31 agosto secondo le necessità del datore di lavoro. Vista la situazione immaginiamo che tutte le aziende cercheranno di attivare ora, e non a luglio o agosto, il provvedimento.

 

Chi il lavoro invece non ce l’ha

Una cosa è certa: non c’è nessun prolungamento della disoccupazione.

Chi è attualmente disoccupato ed ha concluso la fruizione della NASPI potrà godere, a certe condizioni, di un sussidio di 600 euro per il solo mese di marzo. Riteniamo che, qualora l’emergenza continuasse, sarà adottato un nuovo decreto riguardante un nuovo sussidio per il mese di aprile. Le condizioni per accedere sono:

1) Aver perso il lavoro dopo il 1^ gennaio 2019. Questo serve ad evitare che goda del beneficio pure chi non ha mai lavorato o non ha lavorato recentemente;

2) Essere un dipendente stagionale. E qui si apre un mondo.

Le domande potranno essere presentate da mercoledì 1° aprile sul sito dell'INPS nella sezione dedicata alle prestazioni a sostegno del reddito (come già accade per l'indennità di disoccupazione). Due cose importanti: 

1) Per chi non ha il PIN l'INPS ha introdotto un sistema semplificato che consente di richiedere questa sola prestazione in maniera immediata. Quindi chi ne fosse sfornito potrà chiedere il PIN online ricevendone la prima metà via SMS, questa metà sarà già sufficiente ad effettuare il login e chiedere i 600 euro. Per qualsiasi altra prestazione occorrerà invece ttendere l'arrivo della seconda metà del PIN via posta.

2) Non sarà necessario allegare alla domanda il modello SR163 (per intenderci quello contenente l'IBAN che si porta a vidimare in banca).

Cosa significa essere dipendenti stagionali

Dicevamo che occorre essere dipendenti stagionali. Noi a Capri viviamo nella percezione, per certi versi giusta, di essere tutti dipendenti stagionali. Purtroppo per legge antica e consolidata non è così. La qualifica di lavoratore stagionale discende da due possibili fonti:

1) Il DPR 1525 del 1963, che elenca tutta una serie di attività stagionali spesso ormai desuete. In questo elenco troviamo però le aziende turistiche che osservano periodi di chiusura di almeno settanta giorni consecutivi nell'anno (ad esempio i nostri alberghi);

2) I Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, qualora prevedano espressamente la stagionalità. Un esempio per tutti il contratto dei Pubblici Esercizi (bar, ristoranti, stabilimenti etc.). Tanti altri CCNL la stagionalità invece non la prevedono.

Tutti i lavoratori che non rientrano in queste tipologie, per quanto occupati in cicli stagionali, sono normali dipendenti a tempo determinato.

Da quanto si può comprendere al momento è solo a quanti lavoravano presso aziende con le caratteristiche della stagionalità (a prescindere dalla qualifica o dal livello di inquadramento), che verrà riconosciuto il sussidio. I grandi esclusi sono, almeno per ora, i dipendenti delle attività di commercio in senso stretto (i commessi e le commesse insomma).

Come farà l’INPS a verificare a chi spetta il contributo e a chi no lo vedremo nei prossimi giorni (ci sono diverse possibilità e tutte piuttosto tecniche).

I lavoratori autonomi

Anche per artigiani, commercianti e professionisti iscritti alla gestione separata INPS è previsto il sussidio da 600 euro. Anche per loro valgono le indicazioni relative al PIN ed al modello SR163. Per i soli artigiani e commercianti è previsto un credito di imposta che copra il 60% dell’affitto pagato a marzo. Funzionerà così: voi pagate l’affitto di marzo  e il fisco vi scalerà dalle imposte future il 60% del canone di locazione pagato. Il locale che tenete in affitto deve necessariamente appartenere, per godere del beneficio, alla categoria catastale C/1. Sembra che nel prossimo decreto, previsto per aprile, il governo abbia intenzione di ampliare questo beneficio.

A tal riguardo appare utile fare cenno ad una voce che si sta diffondendo in questi ultimi giorni e che riguarda la sospensione del pagamento dei canoni di locazione. A parere di chi scrive si tratta di un'interpretazione assolutamente faziosa delle norme e, soprattutto, non assistita da validi presupposti giuridici. Non è da sottovalutare poi come una sospensione unilaterale del pagamento dei canoni di locazione commerciali sia evidentemente foriera di un deterioramento dei rapporti tra le parti contrattuali e di contenziosi dall'esito probabilmente nefasto. A ciò si aggiunga pure che chi non paga il canone di locazione non può poi accedere al credito d'imposta di cui sopra. Tralasciamo invece qualsiasi considerazione circa l'opportunità che un'associazione imprenditoriale nazionale faccia circolare, attraverso le sue emanazioni locali, una bozza di lettera relativa alla suddetta sospensione dei canoni.

I professionisti

E' notizia di queste ore (dopo la pubblicazione del relativo decreto ministeriale) che anche i professionisti iscritti alle casse di previdenza private (avvocati, commercialisti, architetti, farmacisti e chi più ne ha più ne metta)possono accedere all'indennità da 600 euro che deve però essere richiesta non all'INPS ma alla propria cassa di appartenenza. Per poter accedere al beneficio occorre aver avuto, nell'anno 2018, un reddito inferiore ai 35.000,00 euro o, in caso di reddito 2018 tra i 35.000,00 ed i 50.000,00 euro, aver subito nella prima parte di questo 2020 una riduzione del reddito, rispetto al primo trimestre 2019 di almeno il 33%

Per chi ha un mutuo o un prestito da pagare

È riconosciuta la possibilità, per i lavoratori autonomi e liberi professionisti, di chiedere la sospensione delle rate dei mutui sulla prima casa, dietro presentazione di apposita autocertificazione attestante la perdita, nel trimestre successivo al 21 febbraio 2020, di oltre il 33% del proprio fatturato rispetto all’ultimo trimestre 2019. (da valutare attentamente con il proprio commercialista e con il proprio istituto di credito in base ai regolamenti da esso applicati). La misura è limitata ai mutui di importo massimo di euro 250.000,00, ma sembra che la conversione parlamentare del Decreto dovrebbe innalzare tale soglia a 400.000,00 euro.

Sospensione rimborso prestiti Pmi: Il pagamento delle rate dei prestiti accordati da banche o altri intermediari finanziari alle Pmi e alle microimprese è sospeso fino al 30 settembre 2020. La data di restituzione dei prestiti non rateali con scadenza anteriore al 30 settembre 2020 dovrà essere rinviata fino a quest’ultima data. Le linee di credito accordate “sino a revoca” e i finanziamenti accordati a fronte di anticipi su crediti non possono essere revocati fino al 30 settembre. È in ogni caso richiesta la presentazione di un’autocertificazione con la quale la Pmi attesta di aver subito una riduzione parziale o totale dell’attività quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da COVID-19(Anche questa è da valutare con il proprio istituto di credito in base ai regolamenti da esso applicati)

I comuni

Per tutte le categorie di cui sopra ci saranno probabilmente misure di sostegno introdotte a livello comunale. Da Capri già si è annunciata la sospensione dei tributi comunali (resta da vedere per quanto tempo), mentre è auspicabile ed io ne ho piena fiducia che anche ad Anacapri si compia, in tempi rapidi, la stessa scelta. Il Comune di Capri ha per ora sospeso la riscossione di tutti i tributi comunali riservandosi poi l'emanazione di un nuovo calendario fiscale. Anche il Comune di Anacapri ha sospeso la riscossione dei tributi approvando un nuovo calendario fiscale interamente centrato sul secondo semestre dell'anno. Entrambi i Comuni, compatibilmente con la propria situazione finanziaria e con gli aiuti che arriveranno da Roma, annunciano future misure a sostegno soprattutto dei ceti più deboli e del comparto turistico. Intanto nell'ultima conferenza stampa il premier Conte ha annunciato il trasferimento, in tempi rapidi, ai comuni di fondi per venire incontro alle esigenze primarie dei cittadini più indigenti. 

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Ferdinando Maresca
Economia
17 Marzo 2020

La maledizione del capitalismo di Agosto

Secondo un vecchio adagio sarebbe dovuto venire Baffone ed invece è arrivato solo il Bafuogno.

In ogni caso nelle salumerie iniziano a scarseggiare i viveri ed i beni di prima necessità. È la maledizione del Capitalismo di Agosto, ritrovarsi a fare la spesa come in un austero Soviet dove gli scaffali sono depauperati dalla solita abbondanza invernale e non esiste più logica delle promozioni, i viveri scarseggiano e vanno venduti cari.

Via prima i prodotti che con il caldo si rovinerebbero, sacrosanta decisione, rimpiazzati con cazzimma neo-speculatrice con tutti i prodotti fin ora invenduti e che ora godono di più spazio espositivo. Perché se il commercio dovrebbe essere "rendere disponibile nello spazio e nel tempo ciò di cui ha bisogno il cliente", ad Agosto, sfruttando l'affluenza dei vacanzieri e il caldo che un po' rincoglionisce, diventa "rendere disponibile nello spazio e nel tempo ciò che il commerciante vuole piazzare".

E allora sugli scaffali della tua salumeria di fiducia troverai solo i formati di pasta speciali, quelli che costano il doppio e fino ad ora non hai mai avuto il volio di provare, oppure gustose pastine da fare al brodo, con questo caldo... addio pennette di qualsiasi marca, ci accorgiamo di quanto vi apprezzavamo solo ora che non ci siete più.

Se vuoi i piselli, ci sono, quelli racchiusi in bizzarre confezioni triangolari da cuocere al microonde e che si vendono a peso d'oro. Dove fino ad un mese fa stavano le bottiglie di tè iniziano a comparire super alcolici di tutti i tipi. Fuori ci sono circa 40 gradi percepiti, ma dentro la tua salumeria preferita, con l'aria condizionata a palla, la percezione è di stare a Stalingrado.

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Alessandro Vinaccia
Economia
10 Agosto 2017

Ci vediamo il 18 Marzo a Santa Lucia

E' arrivato il momento della protesta sia per i lavoratori stagionali che per tutti gli altri.

Anche per chi in teoria sarebbe favorevole ad una rimodulazione dei sussidi di disoccupazione (che in passato hanno provocato qualche squilibrio nelle economie turistiche) e anche per chi crede che la soluzione debba essere locale o venire dagli imprenditori coraggiosi.

La verità papale papale è che, se non si vedono turisti, nessuno vuole rischiare nulla e con la spada di Damocle che pende sulla testa dei lavoratori stagionali da più di un anno, niente è stato ancora fatto. La rimodulazione del Welfare non può gravare unicamente su una fascia debole dei lavoratori, già svantaggiata dal fatto di trovare lavoro solo per un periodo limitato dell'anno, e che dopo aver speso una vita professionale (è il caso dei lavoratori più esperti ed allo stesso tempo più penalizzati dalla rimodulazione della Naspi) nel settore dell' accoglienza, vede ora lo spettro di ristrettezze economiche e nessuna possibilità di cambiare rotta.

Se non si è coinvolti direttamente o indirettamente con amici o familiari, ci si dovrebbe incazzare ugualmente per solidarietà e per senso di comunità, perché, se si viene a creare un problema sociale, questo è della comunità nella sua interezza e da Ottobre 2016 saremo tutti un po' più poveri. Purtroppo non è un modo di dire: ci saranno meno consumi, ci sarà chi alla fine del mese avrà difficoltà a pagare l'affitto di casa, chi dovrà fare i salti mortali con il mutuo già contratto, chi dovrà rinunciare alla manutenzione della casa come lusso non più sostenibile, chi al dentista e chi farà pace con i vicini, dopo una guerra di 100 anni, per non pagare più l'avvocato... E' l'economia che si avvita su sé stessa che farà i danni più gravi.

La protesta non può essere bollata come inutile o demagogica, perché se la politica effettua una riforma deve prendersi la responsabilità degli effetti sociali che comporta. Si tratta di trovare dei correttivi, ognuno dovrebbe fare la propria parte, ma se si sta buonini a curare il proprio orticello, stiamo sicuri che nessuno muoverà un dito.

L'appuntamento è, allora, il 18 Marzo a Napoli, in Via Santa Lucia, davanti al Palazzo della Regione Campania, affinché del problema se ne parli e venga affrontato nelle stanze opportune.

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Alessandro Vinaccia
Economia
10 Marzo 2016
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