Oggi vorrei iniziare la mia esperienza come webwriter con un argomento che mi sta molto a cuore: "Lavorare autonomamente".

È chiaro che ormai l'Italia è in una situazione preoccupante, anzi direi imbarazzante, per i giovani che vogliono "racimolare" qualche euro per far quadrare i conti a fine mense, oppure per chi, non trovando lavoro vuole provare a crearselo da solo.

È doveroso sottolineare che non parliamo di chi, pur avendo la disponibilità economica e la forza di diventare imprenditore, decide furbamente di trovare soluzioni al limite della legalità, ma mi riferisco al precario o amatore senza risorse che vorrebbe arrivare a fine mese accontentandosi anche di guadagni irrisori, magari sognando anche di emergere. Purtroppo sembra essere chiaro che questo stivale abbia interesse nel far nascere solamente le imprese con medi e grandi guadagni, in grado di contribuire notevolmente ad alimentare le già ricche tasche del fisco.

Prendiamo un esempio reale per capire cosa intendo: un lavoratore precario (ormai la normalità) decide di guadagnare qualcosa per sopravvivere nei periodi di disoccupazione, così con passione e dedizione approda nel mondo del webdesign.

Il problema arriva sin da subito quando comincia a percepire i primi guadagni, parliamo ovviamente di poche centinaia di euro.

Come mettersi in linea con il fisco? Come si può fare quest'attività nella nostra nazione?

Teoricamente la normativa sembra essere chiara, ma è palesemente ingiusta e penalizzante.

Si può aprire la partita Iva con le sue varie forme sicuramente costose (almeno 3400 euro circa di contributi minimi INPS se consideriamo un guadagno anche pari a 0 e la condizione di precario a tempo determinato), oppure operare nel regime di prestazione occasionale. Quest'ultima sembra essere una soluzione per l'esempio sopra, ma a mio avviso non è così e molti non se ne rendono conto.

Di seguito spero di chiarire bene la prestazione occasionale.

Questa soluzione è particolarmente adatta a coloro che vogliono guadagnare qualcosa extra oppure per coloro che stanno avviando una libera professione ma non hanno ancora intenzione di aprire una partita IVA che ha elevati costi di gestione sicuramente superiori ai guadagni.

Questa tipologia di lavoro è stata introdotta con la riforma del lavoro del 2003 (Legge Biagi) ed è caratterizzata da dei "paletti" che il prestatore non deve superare:

  1. L'attività non dev’essere un’attività abituale (anche il più volte collaborare con lo stesso committente è vietato);
  2. Non deve trattarsi di attività professionale (che se si decide di pubblicizzarci o lavorare con un amico lo è);
  3. Non deve essere un'attività continua;
  4. Non deve esserci coordinazione tra lavoratore e committente (del tipo sinile al. lavoro subordinato);
  5. La somma totale dei compensi annui non deve superare i 5000 euro;
  6. La collaborazione non deve essere superiore ai 30 giorni;
  7. È obbligatoria la ricevuta con indicazione della persona o ditta che ha effettivamente pagato il compenso e non necessariamente la destinataria finale del lavoro (se committente è azienda effettua la ricevuta d'acconto del 20% sul compenso).

Alcune considerazioni:

  • Si evince immediatamente che non deve esserci nessun tipo di contratto formale tra il prestatore ed il beneficiario (committente);
  • Chi si attiene ai limiti fissati per legge è esentato dal pagamento contributivo INPS in quanto non può essere considerato né un lavoratore dipendente né un lavoratore autonomo;
  • Chi supera i 5000 euro di prestazioni, è obbligato a versare i contributi solamente per la somma che eccede tale limite. Quindi se il lavoratore si accorge di aver superato i 5000 euro annui deve dare comunicazione al suo committente e procedere con l’iscrizione alla Gestione Separata dell’INPS;
  • Il reddito percepito da queste prestazioni deve essere indicato nel campo “redditi diversi” disciplinati dall’articolo 67, comma 1, lettera l del Testo Unico delle Imposte sui Redditi se non si tratta dell'unica fonte di reddito. Se si tratta dell'unica fonte di reddito, al di sotto dei 5000 euro non deve essere dichiarato niente (ma questo non rientra nel nostro caso).

A questo regime di lavoro sono esclusi però chi appartiene ad una di queste categorie:

  • I dipendenti pubblici (Pubblica Amministrazione, Corpi di Difesa ecc.);
  • I lavoratori professionisti correntemente iscritti all’albo e che svolgono la loro professione in un ambito considerato intellettuale;
  • I lavoratori che, per il loro lavoro, appartengono a commissioni o a qualunque organo amministrativo, pubblico o privato;
  • I lavoratori assunti in enti sportivi che hanno ottenuto un riconoscimento legale.

Interpretando bene la materia, ecco qui che casca il sogno di chi vuole lavorare autonomamente o arrivare a fine mese grazie alla sua forza, costanza e voglia d'imparare.

Mi rendo conto che sono tantissimi i prestatori occasionali che credono di stare in regola, ma effettivamente non lo sono.

Siccome amo fare esempi concreti, prendiamo il mio caso. Precario fin dai primi anni lavorativi, dimezzata anche l'indennità di disoccupazione dal 2015, mi sono dovuto inventare qualcosa per coprire i mesi senza lavoro. Dopo anni che imparo a realizzare siti web, applicazioni e grafica, comincio tramite amicizie e conoscenze a realizzare i primi lavori gratuitamente con l'intento di farla diventare una professione quantomeno occasionale. Quando credo di aver raggiunto un minimo di curriculum, decido di provare a guadagnare finalmente qualcosa, ma.... nonostante la legge sia chiara non riesco a venirne a capo. 

Sono un lavoratore precario e percepisco già un minimo reddito, quindi mi è chiaro che devo inserire i guadagni nella dichiarazione annuale per le imposte sul reddito (particolarmente basso). Poi scopro che non posso pubblicizzarmi, vendere i miei prodotti sul web, né collaborare con altri amici perché si tratterebbe di una chiara attività professionale ed abituale. Non posso offrire assistenza o fare lavori per più di 30 giorni e già questo mi fa capire che sono completamente fuori dal regime. 

Decido di contattare ragionieri che propongono la soluzione della prestazione semplicemente con il paletto di non superare i 5000 euro, dubbioso contatto l'ente preposto al controllo e ricevo risposta completamente contraria dall'Agenzie delle Entrate, che ovviamente consiglia come unica soluzione la partita Iva. 

Il quadro allora sembra essere chiaro, il piccolo lavoratore autonomo che ha intenzione di fare piccoli guadagni non è assolutamente tutelato e considerato da questo sistema legislativo. Non tutti hanno intenzione, capacità, voglia e forza di raggiungere guadagni che giustifichino la partita Iva, molti si evince che non rientrano nemmeno nella categoria di prestatori occasionali e purtroppo questi soggetti dovrebbero essere tra i più tutelati per via della loro precarietà, ma invece si trovano fuori. 

In altri paesi, forse più evoluti, è possibile aprire un'attività con pochissimi euro e pagare contributi ed imposte solo dopo aver superato una certa soglia ben superiore alla nostra e con meno paletti (tipo Inghilterra), che di fatto escludono tantissime persone. 

Se sono un webdesigner (magari precario tramite altro lavoro dipendente) e guadagno 3000 euro l'anno attraverso attività occasionali, o meglio credo e vorrei guadagnare queste modeste, ma fondamentali cifre, devo scordarmi di farlo in Italia.... oppure farlo illegalmente!

Se voglio fare un'attività professionale senza guadagnare molto, in Italia non posso farlo! 

Trovo tutto questo assurdo in un paese che ha l'obbligo di far crescere i giovani che ormai sono il futuro e l'ultima spiaggia di questo stivale alla deriva. Essere imprenditore non significa solamente puntare ad alti profitti, si potrebbe far crescere e mantenere un'attività anche con pochi euro e per il piacere di fare qualcosa che ci piace. 

Mi premeva spiegare bene questo vuoto normativo perché incontro tantissimi webdesigner, sviluppatori, grafici, ecc. che lavorano in prestazione occasionale ma di fatto si pubblicizzano, fanno attività oltre i 30 giorni, collaborano con amici e sforano gli altri paletti pur guadagnando meno dei 5000 euro. 

La mia speranza di vedere realizzati i sogni di tanti precari non muore mai... anche se purtroppo vedo che ultimamente ci sia interesse solo per salvare le banche, le poltrone e poco altro.  

 

 

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