Alex Gonzalez DavidsonAlex Gonzalez Davidson é l'attivista spagnolo fondatore di Mother Nature, organizzazione no profit cambogiana che ha per obiettivo la difesa dell'ambiente in una regione sottoposta a gravi minacce quale la provincia meridionale di Koh Kong. Tale regione ha fatto per decenni della deforestazione e della caccia di frodo le sue attività più lucrose e le uniche in grado di porre, seppur a costi elevatissimi, parziale rimedio all'estrema povertà delle popolazioni locali.

Oggi tutto questo sta cambiando grazie ad una serie di ONG che si oppongono allo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali, lottano contro la costruzione di opere invasive quanto inutili e propongono nuove vie per uno sviluppo sostenibile dell'area.

Abbiamo trovato la storia di Alex di grande romanticismo, degna di un moderno Don Chisciotte de la Mancha. Questo Spagnolo, processato in contumacia dal governo cambogiano per l'opposizione sua e dei suoi compagni alla costruzione di una terribile diga da parte di una multinazionale cinese, che avrebbe allagato e distrutto la valle del fiume Areng, è un vero AltroParlante e perciò vi proponiamo l'intervista che gli abbiamo realizzato.

Mother Nature è attiva nella battaglia contro la costruzione di una pericolosa diga nella valle dell'Areng e contro lo sfruttamento delle risorse naturali nella provincia di Koh Kong, avete anche un progetto alternativo per lo sviluppo economico e sociale di quell'area?

Si, abbiamo avviato un'impresa sociale chiamata "The wild KK project" che porta visitatori, tanto cambogiani quanto stranieri, nelle aree che stiamo cercando di salvare dalla distruzione. Purtroppo questo progetto è ancora su piccola scala e perciò il suo impatto (almeno dal punto di vista economico) è piuttosto scarso. Ma non dobbiamo dimenticare che lo sviluppo economico e sociale di queste zone è prima di tutto responsabilità del governo e non della società civile. Sia la valle dell'Areng che le comunità costiere con le quali lavoriamo sono state completamente abbandonate dallo Stato, mentre, al contempo, grandi progetti di "sviluppo" proseguono alle loro spalle, generando centinaia di milioni di dollari che vanno ad arricchire poche compagnie private e i potenti quanto corrotti funzionari statali. Tutto ciò avviene mentre i villaggi sono perfino privi di un semplice ospedale pubblico. Questo è uno scandalo immane.

La costruzione della diga dell'Areng è sospesa finché sarà in carica l'attuale governo, credi che la compagnia costruttrice possa abbandonare definitivamente il progetto?

Di recente il governo ha detto che nessuna diga sarà costruita fino al 2020. C'è anche da dire che la valle dell'Areng è ormai entrata nel cuore di milioni di Cambogiani, sta accogliendo sempre più turisti e oggi le popolazioni locali sono più forti di quanto lo fossero fino a pochi anni fa. Credo che la compagnia costruttrice non sia affatto stupida e sappia tutto questo. Così, molto probabilmente, cercherà di tirarsi fuori da questo progetto e di avviare invece nuovi "grandi progetti di sviluppo" in altre parti della Cambogia

Credo che la struttura della proprietà terriera sia un fattore di primaria importanza in Cambogia quanto in altre parti del mondo. A chi appartiene la terra nella provincia di Koh Kong?

Le comunità costiere afflitte da uno sfruttamento massiccio delle risorse di sabbia vivono in territori di proprietà pubblica, dunque la terra appartiene ufficialmente allo Stato. Siccome tali popolazioni non dispongono di titoli di proprietà, possono essere facilmente sfrattate dalle loro case a fronte di sedicenti grandi progetti di sviluppo, come del resto è già successo in altre regioni della Cambogia. Lo stesso vale per i nativi della valle dell'Areng: essi popolano le terre dei loro antenati e coltivano le stesse piantagioni e gli stessi campi di riso che i loro avi hanno curato per centinaia di anni. Neppure loro hanno titoli di proprietà e lo Stato è libero di confiscare le loro terre per venderle al miglior offerente. Ciò è chiaramente illegale, ma se a commettere un crimine è lo Stato stesso, o almeno coloro che lo rappresentano, opporsi ad esso incontra ostacoli pressoché insormontabili.

Quali sono le reazioni delle popolazioni locali e delle autorità politiche alla vostra battaglia? La sostengono?

Ci sono molta paura e disinformazione instillate nelle comunità locali dai funzionari statali. Tanti abitanti dei villaggi credono alle bugie che questi funzionari ed i loro partner privati e senza scrupoli raccontano, mentre tanti altri (la maggioranza) hanno paura di contraddire la "linea ufficiale". C'è anche un problema legato a quanto questi villaggi siano remoti e a quanti pochi attivisti siano in grado di raggiungerli per condividere le informazioni più rilevanti in merito alla battaglia in corso. Ciò fa in modo che ci siano reazioni contrastanti alla nostra presenza nelle comunità: alcuni abitanti sono appassionati, coraggiosi e più che felici di unirsi a noi, mentre altri si oppongono alla nostra presenza ed altri ancora sono troppo impauriti per sostenerci. Per quanto riguarda le autorità locali, esse ricevono ordini per rendere il lavoro degli attivisti e l'opposizione alla distruzione della natura impossibili. Per questo il sostegno che riceviamo da loro tende allo zero.

 

Qual è la vostra principale fonte di ispirazione?

Sono quelli che, negli ultimi vent'anni, hanno deciso di sacrificare le loro vite e la loro felicità per il bene della nazione e del popolo cambogiani. Dopo tutto, ci sono ancora tre attivisti di Mothernature in cella da più di nove mesi. Si tratta di veri e propri rapimenti di Stato.

Perché hai deciso di cominciare questa esperienza e come sei arrivato in Cambogia?

Arrivai in Cambogia da turista, poi sono rimasto come insegnante di inglese, soprattutto perché i Cambogiani suscitavano in me un profondo interesse. Creammo il nostro gruppo dopo aver saputo che pochi e potenti individui, dotati delle giuste aderenze, intendevano utilizzare doversi organi dello Stato (ministeri, forze dell'ordine, autorità locali etc.) per perseguire la realizzazione, totalmente insensata e distruttiva, di una diga idroelettrica in un posto straordinario come la valle dell'Areng. Avevo visto troppa distruzione in altre zone per chiudere semplicemente gli occhi e sperare che tutto andasse per il meglio. In seguito il nostro gruppo ha allargato i suoi obiettivi soprattutto perché i Cambogiani sono cresciuti con un livello di distruzione della natura che non accenna calare e perciò hanno condiviso il nostro sogno di salvare quanto resta delle risorse naturali della nazione.

Cosa pensi delle differenze nel rapporto con l'ambiente tra Cambogia ed Europa?

Non credo di poter dare giudizi certi circa la protezione dell'ambiente in Europa poiché ho lasciato quei luoghi molti anni fa e non mi sono mai occupato della vicenda quando vivevo li da ragazzo. Tuttavia, suppongo che il grado di dissociazione tra natura e società sia più alto in Europa che in Cambogia. La cultura e lo stile di vita cambogiani sono molto più legati all'ambiente naturale e la gente sembra molto più desiderosa di difendere la natura, poiché comprende quanti benefici essa possa dare in cambio.

Credi che Koh Kong e la valle dell'Areng potrebbero essere loro stesse fonte di ispirazione per gli ambientalisti del mondo occidentale?

Lo spero. Abbiamo raggiunto un'incredibile vittoria riguardo alla diga e molte persone si sono sacrificate affinché ciò accadesse, perciò vedere le nostre strategie attuate altrove sarebbe fantastico. Questo peraltro sta già accadendo con altri gruppi in Cambogia.

P.S. Consiglio a voi che frequentate assiduamente il sudest asiatico: al prossimo viaggio passate il confine thailandese a Koh Kong City ed entrate in Cambogia, tempo poche ore e potrete raggiungere Chi Phat dove gli abitanti del luogo sono alle prese con un fantastico progetto di ecoturismo (qui più informazioni http://www.chi-phat.org/). State a sentire l'Altroparlante: NE VALE LA PENA.

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