Siamo alla mafia, come per dire siamo alla frutta. Nel corso del 2018 voleranno di certo accuse riguardo alle manovre de La Primavera per favorire la fame nel mondo e a proposito dell’appartenenza di alcuni suoi esponenti all'ISIS, mentre è già chiaro che se l’Italia non è ai mondiali di calcio è colpa di Gianni De Martino. Pure si è già detto che l’amministrazione comunale è responsabile di un undici settembre caprese.

Ora con questo esordio sembra che io voglia propinarvi un polpettone sull'integrità dei primaverini e sulle mirabolanti imprese della loro amministrazione.

No. Non c’entra proprio un cazzo.

Solo trovo vomitevole che la competizione politica debba degenerare a tal punto da svilire perfino il concetto di mafia. La circostanza che le parole non si paghino non giustifica il fatto che esse vengano abusate. Anche le parole sono soggette all'usura e più le si usa a capocchia più perdono di senso, fino a venire del tutto banalizzate. Mafia è una parola così terribile da non poter correre questo rischio.

Nel 2017 sono stati finora sciolti per mafia una quindicina di consigli comunali e ne facciamo qualche esempio: a Sorbo San Basile in provincia di Catanzaro il Consiglio è stato sciolto per condizionamenti della ‘ndrangheta emersi a seguito dell’uccisione di un imprenditore, a Casavatore sembra che il clan locale avesse portato con modalità intimidatorie voti sia al sindaco che all'opposizione, a Crispano invece il sindaco avrebbe facilitato le pratiche edilizie dei clan; sarebbe noioso credo elencare i restanti casi che a questi molto somigliano.

Ora, ipotizziamo anche (e non faticherei a crederlo) che nella nostra isola ci siano stati e ci siano casi in cui le regole vengono interpretate in un certo modo per favorire qualcuno o qualcun altro: questo sarebbe gravissimo e chi è in possesso di tali informazioni farebbe bene a portarle in maniera chiara a conoscenza delle autorità, ma che senso ha parlare di mafia?

La mafia uccide, spaccia, deruba, corrompe, chiede il pizzo; avventurarsi, come prevedibilmente potrebbe accadere, in interpretazioni fantasiose delle norme in materia non fa che annientare oltre alla parola mafia anche il concetto giuridico che ne segue e mi pare una roba pericolosa. La mafia è certo prevaricazione, ma non ogni prevaricazione, per quanto ingiusta e magari illecita, è mafia.

Neppure possiamo alzare continuamente il tiro e giocare a chi la spara più grossa o a chi fa il cartellone più ingombrante. Un po’ di serietà e anche un po’ di sobrietà, per favore.

Un metodo inquietante è infine quello di lasciar intendere qualcosa senza andare fino in fondo: gli abusi edilizi che le autorità non hanno ancora scoperto ma che potrebbero venir fuori, i sospetti lanciati nel mucchio quando nulla di concreto esiste.

Insomma, abbiamo capito che la campagna elettorale sarà lunga, cattiva e ricca di colpi di scena, è pure normale che sia così, ma lasciamo stare la mafia: a forza di parlarne quando non c’è ci si potrebbe convincere che la mafia non esiste, e non sarebbe un buon servizio.

 

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